giovedì 6 giugno 2013

Cucchi come il cristo di mantegna

In quest’ultimo periodo abbiamo continuamente ricordato persone, commemorato, dimenticato, fatto battute sulla morte di qualsiasi personalità avesse, per motivi anche inutili e banali, per questioni di medietà o di altissimo e finissimo intellettualismo, fatto parte del nostro immaginario. Abbiamo, dicevo, ricordato, con epigrafi, con saluti in tutti i canali a nostra disposizione, ricordato, dunq...ue, da Franca Rame a Don Gallo. A Chavez. Abbiamo, giustamente, sorriso e senza ipocrisia accolto con gioia o ilarità la morte di Andreotti e di Videla: perché che non si gioisca della morte di qualcuno è un concetto cattolico di cui ci siamo liberati da tempo.
Oggi, come sempre, questo blog, a parte poesie e commemorazioni, esprime, pubblicamente il suo disgusto per la sentenza sul caso Cucchi. Non staremo a dire “maledetti”. Non staremo a dire “bastardi” o citare De Andrè, come dei liceali impazziti. Non ci metteremo a citare i più profondissimi versi di qualsiasi autore che si sia espresso contro la “legge”. Leggete legge tra virgolette, nel caso in cui le virgolette già scritte non fossero abbastanza chiare. Non staremo a fare pipponi nostalgici sui vinti e i vinti che saranno sempre vinti. Non staremo a dire. E non stando a dire, non diremo nulla. Non diremo nulla della sentenza su Cucchi. Non diremo nulla sulla sentenza su Cucchi. Non diremo nulla sulla sentenza su Cucchi. Non facendo tutto questo, diremo della sentenza su Cucchi. Lo diremo così.

@Luciano Mazziotta

Abbiamo letto questo post. Ci siamo soffermati. Parole nobilissime, concetti condivisibili, Forse solo una stecca. Ridere della morte di Andreotti non lo farei mai. Credo che sia mia la definizione caustica (di cui mi pento): gobbo di stato. In un certo qual modo con la mia sconvolgente ispezione alla banca privata finanziaria (tutti impropriamente la chiamano di Sindona) in un certo qual senso l'ho prseguitato e lui ebbe modo e grandi possibilità di ritorsione, anche se forse concentrò la sua ira funesta contro don Peppino D'Alema, padre di Massimo; e di don Peppino fui pur sempre un censurabile suggeritore occulto in certe faccende bancarie.

Ma per questo o nonostante questo ebbi di fronte un titano della politica, un lungimirante nelle congiunture della peculiare economia italiana, nel sopperire alle carenze della nostra macilenta finanza. E con i comunisti fu prosseneta in certe intricate faccende con l'Unione Sovietica, in taluni intrecci della pesca nei mari del Nord; fu anche così che tanta valuta pregiata - magari estero conro estero - finì col finanziare soprattutto qualche partito d'opposizione.

In una parola Andreotti fu il protagonista del passaggio da una miserevole italietta contadina alla settima potenza del mondo. Contribuì a fare di questa Italia una società opulenta; e in questa opulenza tutti guazziamo e poi tutti ci prendiamo il gusto di stigamatizzarla quasi fosse solo il prodotto del malificio altrui, naturalmente Berlusconi in testa.

La cosa non mi piace: leggo persino di un giudice che debbo amare ed odiare al contempo che improvvidamente afferma Andreotti con Cossiga colpevoli della morte di Moro. Mentre in cuor mio mi dico che tanta colpa c'è l'ha la magistratura di un tempo - di cui quel giudice era toga tra le più prestigiose - che non seppero (e spero che non abbiano voluto) capire che la pista mafiosa era falsa e che l'altra pista dovevano seguire, quella di servizi segreti esteri.

Io ad esempio sono fissato con il Mossad. Per celia (ma mica tanto) intesto un mio racconto: LA DONNA DEL MOSSAD.

Tornando a bomba, oggi l'Italia perbene, specie quella di sinistra è tutta indignata per la sentenza Cucchi.

Lo confesso, non ne so molto. Metto, per disagio culturale e politico, la testa nella sabbia da inveterato struzzo di Sicilia: quel detto: nenti sacciu e nenti vuogliu sapiri. Nun c'eru e si cc'eru durmiva. - è inutile negarlo - mi residua nel mio DNA che ora so essere del tutto specifico di una zona ben precisa, quella nisso-agrigentina, quella che ha dato i natali a tre grandi dell'incerto, del "così è, se vi pare" nonché "tra vestiti che ballano" ed anche "Toto Modo", come dire Pirandello, Rosso di San secondo, Sciascia. Relativismo all'ennesima potenza

Quando ieri sera una dolcissima e rafinata signora che spesso è costretta a provar tedio per le mie cose, mi interpella sul caso Cucchi, con una immagine che solo la sua profondissima cultura artistica poteva reperire, e cioè con Cucchi come il Cristo di Mantegna, non seppi dir nulla e tergiversai. Risposi parlando d'altro. Mi sono così molto autoridimensionato; torno nella mia micro diemnsione esistenziale e mi sento più sollevato, più sereno, più me stesso insomma: piccolo, piccolissimo uomo del Sud.

Mi esonero quindi da ogni giudizio. Ma, per professione, non reputo lo Stato né mafioso né assassino. Quello italiano almeno. Realtà pensata, alla Hegel, intellettuale collettivo secondo le mie opzioni politiche; non riesco mai a condanare magistratura o polizia o Banca d'Italia, o carceri italiane - anche se qualche uomo d'apparato può sempre sbagliare. Non mi andrebbe mai che qualcuno venga condannato "a furor di popolo", manco se si chiama Berlusconi, contro cui nutro una politica avversione viscerale. Non mi piacciono le condanne di piazza, specie se sparate da qualche comico ultra arricchitosi in pochi anni facendo nulla.

In definitiva, la mia esperienza mi dice che tanti colpevoli sono stati assolti, ma mai - dico mai - un innocente, in Italia, condannato. E ciò ha ovviamente un costo, ma trattasi di costo che pago ben volentieri perché è il costo per una società altamente civile. E questo costo contiene un canone che in un latinorum medievale recita: IN DUBIIS PRO REO
Mantegna-DeadChristLR

In dubiis pro reo



In quest’ultimo periodo abbiamo continuamente ricordato persone, commemorato, dimenticato, fatto battute sulla morte di qualsiasi personalità avesse, per motivi anche inutili e banali, per questioni di medietà o di altissimo e finissimo intellettualismo, fatto parte del nostro immaginario. Abbiamo, dicevo, ricordato, con epigrafi, con saluti in tutti i canali a nostra disposizione, ricordato, dunque, da Franca Rame a Don Gallo. A Chavez. Abbiamo, giustamente, sorriso e senza ipocrisia accolto con gioia o ilarità la morte di Andreotti e di Videla: perché che non si gioisca della morte di qualcuno è un concetto cattolico di cui ci siamo liberati da tempo.
Oggi, come sempre, questo blog, a parte poesie e commemorazioni, esprime, pubblicamente il suo disgusto per la sentenza sul caso Cucchi. Non staremo a dire “maledetti”. Non staremo a dire “bastardi” o citare De Andrè, come dei liceali impazziti. Non ci metteremo a citare i più profondissimi versi di qualsiasi autore che si sia espresso contro la “legge”. Leggete legge tra virgolette, nel caso in cui le virgolette già scritte non fossero abbastanza chiare. Non staremo a fare pipponi nostalgici sui vinti e i vinti che saranno sempre vinti. Non staremo a dire. E non stando a dire, non diremo nulla. Non diremo nulla della sentenza su Cucchi. Non diremo nulla sulla sentenza su Cucchi. Non diremo nulla sulla sentenza su Cucchi. Non facendo tutto questo, diremo della sentenza su Cucchi. Lo diremo così.

@Luciano Mazziotta



Abbiamo letto questo post. Ci siamo soffermati. Parole nobilissime, concetti condivisibili, Forse solo una stecca. Ridere della morte di Andreotti non lo farei mai. Credo che sia mia la definizione caustica (di cui mi pento): gobbo di stato. In un certo qual modo con la mia sconvolgente ispezione alla banca privata finanziaria (tutti impropriamente la chiamano di Sindona) in un certo qual senso l'ho prseguitato e lui ebbe modo e grandi possibilità di ritorsione, anche se forse concentrò la sua ira funesta contro don Peppino D'Alema, padre di Massimo; e di don Peppino fui pur sempre un censurabile suggeritore occulto in certe faccende bancarie.

Ma per questo o nonostante questo ebbi di fronte un titano della politica, un lungimirante nelle congiunture della peculiare economia italiana, nel sopperire alle carenze della nostra macilenta finanza. E con i comunisti fu prosseneta in certe intricate faccende con l'Unione Sovietica, in taluni intrecci della pesca nei mari del Nord; fu anche così che tanta valuta pregiata - magari estero conro estero - finì col finanziare soprattutto qualche partito d'opposizione.

In una parola Andreotti fu il protagonista del passaggio da una miserevole italietta contadina alla settima potenza del mondo. Contribuì a fare di questa Italia una società opulenta; e in questa opulenza tutti guazziamo e poi tutti ci prendiamo il gusto di stigamatizzarla quasi fosse solo il prodotto del malificio altrui, naturalmente Berlusconi in testa.


La cosa non mi piace: leggo persino di un giudice che debbo amare ed odiare al contempo che improvvidamente afferma Andreotti con Cossiga colpevoli della morte di Moro. Mentre in cuor mio mi dico che tanta colpa c'è l'ha la magistratura di un tempo - di cui quel giudice era toga tra le più prestigiose - che non seppero (e spero che non abbiano voluto) capire che la pista mafiosa era  falsa e che l'altra pista dovevano seguire, quella di servizi segreti esteri.

Io ad esempio sono fissato con il Mossad. Per celia (ma mica tanto) intesto un mio racconto: LA DONNA DEL MOSSAD.

Tornando a bomba, oggi l'Italia perbene, specie quella di sinistra è tutta indignata per la sentenza Cucchi.

Lo confesso, non ne so molto. Metto, per disagio culturale e politico, la testa nella sabbia da inveterato struzzo di Sicilia: quel detto: nenti sacciu e nenti vuogliu sapiri. Nun c'eru e si cc'eru durmiva. - è inutile negarlo - mi residua nel mio DNA che ora so essere del tutto specifico di una zona ben precisa, quella nisso-agrigentina, quella che ha dato i natali a tre grandi dell'incerto, del "così è, se vi pare" nonché "tra vestiti che ballano" ed anche "Toto Modo", come dire Pirandello, Rosso di San secondo, Sciascia. Relativismo all'ennesima potenza

Quando ieri sera una dolcissima e rafinata signora che spesso è costretta a provar tedio per le mie cose, mi interpella sul caso Cucchi, con una immagine che solo la sua profondissima cultura artistica poteva reperire, e  cioè con Cucchi come il Cristo di Mantegna, non seppi dir nulla e tergiversai. Risposi parlando d'altro. Mi sono così molto autoridimensionato; torno nella mia micro diemnsione esistenziale e mi sento più sollevato, più sereno, più me stesso insomma: piccolo, piccolissimo uomo del Sud.


Mi esonero quindi da ogni giudizio. Ma, per professione,  non reputo lo Stato né mafioso né assassino. Quello italiano almeno. Realtà pensata, alla Hegel, intellettuale collettivo secondo le mie opzioni politiche; non riesco mai a condanare magistratura o polizia o Banca d'Italia, o carceri italiane - anche se qualche uomo d'apparato può sempre sbagliare. Non mi andrebbe mai che qualcuno venga condannato "a furor di popolo", manco se si chiama Berlusconi, contro cui nutro una politica avversione viscerale. Non mi piacciono le condanne di piazza, specie se sparate da qualche comico ultra arricchitosi in pochi anni facendo nulla.

In definitiva, la mia esperienza mi dice che tanti colpevoli sono stati assolti, ma mai - dico mai - un innocente, in Italia, condannato. E ciò ha ovviamente un costo, ma trattasi di costo che pago ben volentieri perché è il costo per una società altamente civile. E questo costo contiene un canone che in un latinorum medievale recita: IN DUBIIS PRO REO.

mercoledì 5 giugno 2013

Ad una sapiente gentil donzella.


Fine modulo




Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo. Se ti tradisce, è perché non gli piaci abbastanza. Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d’aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: Quelli che ti vogliono e quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa. E tu, tu donna, di mestiere fai l’avvocato, la commessa, la cameriera, l’insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l’attrice, la studentessa, non la crocerossina. Quindi aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perché va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l’eguaglianza dei diritti. Ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia p...ure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista. Tieniti lontana dagli uomini sposati. Non lasceranno la moglie per te. Meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell’amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato. Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola. Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona. Non hanno perso il tuo numero. Non hanno investito un cane. Non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un’altra. Oppure sono gay. Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro. Non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi. Perché non gli piaci abbastanza. Li riconosci facilmente. Girano con un cartello appeso al collo, e la scritta: “Ci stiamo frequentando”. Quando la senti, scappa. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l’arte dell’essere donna. Impara l’arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere. Impara a scegliere, invece che essere scelta.Visualizza altro

MIO COMMENTO
 
 
Le loro signorie mi permettano di dissentire. Antonella può parlare così perchè bella giovane spigliata controcorrente tanto quanto basta. Le donne sono la metà del cielo e come il cielo vi è quello che viene incendiato dal sole dopo l'aurora, l'alba, ed anche il primo mattino. Ma succede anche che vi è temporale o nebbia in val Psdana , Vi è poi il declino del primo pomeriggio e l'intristirsi dell'occaso che s'imerge nella notte. La mezzanotte, la fine del giorno e addio il bel tempo della vita. L'altra metà del sotto cielo, noi maschietti, abbiamo l'aurora, il mattino, il divampante afrore erotco del mezzogiorno e poi la discesa verso gli inferi. Ma non è  cosa sincrona. Le mie investigazioni in FB mi hanno portato alla scoperta di una verità indiscutibile: i maschi giunti al quarantesimo anno di età si afflosciano, le donne invece si accendono. E' una sfasatura che ne crea di scompensi, di crisi,di maschi che scappano per impotentia coendi, come vorrebbe la femmina quarantenne se vi è troppa sincronia. Poi vengono i tempi del recupero ...ma sono comiche o tragedie: a quel punto più per i maschi che per le femmine. Le donne sanno sempre farsi amare, gli uonini si rimminchioniscono con l'illusorio viagra. Spero che qualche cara amica che mi legge non mi infligga scomunica imperdonabile.

Mentula, come dire cazzo!


ELOGIO DEL PUDORE

24 maggio 2013 di scuolaepoesia
Elogio del pudore
Non la parolaccia che nel linguaggio umano ha anch’essa diritto di cittadinanza, ma il turpiloquio, diffuso, insistente, compiaciuto, sintomo di rozzezza intellettuale e degrado civile, ci deve spingere a rivalutare, per contrasto, il pudore, un sentimento che già due secoli or sono il Foscolo(per non dire del Manzoni)considerava acquisizione di una più avvertita spiritualità.
Il turpiloquio è il parlare sboccato, l’uso scurrile della lingua, e a seconda delle situazioni e delle intenzioni assume differente significato:c’è perfino l’intellettuale che lo utilizza come arma, lui dice, di contestazione, ignorando che -il turpiloquio non ha mai liberato nessuno- (I.Calvino)
Ma fosse solo per questo, riprenderemmo gli sfrontati, cambieremmo canale, capiremmo che riserbo e discrezione non attraggono, non fanno spettacolo, al mercato delle immagini non hanno quotazione.
Del resto, ogni epoca ha le sue sfrontatezze.
Ma non è solo un fenomeno di vocabolario disinvolto, di frivolezza mentale, o di intemperanza giovanile, il turpiloquio così come è accettato e usato, è il risvolto linguistico di un impoverimento della



....



C’è poi l’insistenza di chi detiene il potere, piccolo o grande che sia, , “homines, quos infamiae suae neque pudeat”, uomini che non hanno pudore delle loro nefandezze, dice Cicerone, a spacciare la menzogna come verità, l’inganno come lealtà, la violenza come beneficio umanitario:a capovolgere cioè la realtà dei fatti.
E’ la maligna volontà di chi vuole persuadere l’umanità ad accettare come normale l’idea che “tutto è possibile”.(H.Arendt)
A queste pericolose tendenze dobbiamo contrapporre il pudore della verità, della parola saggia, del silenzio pensieroso, il pudore del pianto delle vittime innocenti.
NICOLA LO BIANCO
MIO COMMENTO [Calogero Taverna]


Mentula moechatur. Moechtur mentula? Certe.
Hoc est quod dicunt, ipsa olera olia legit.
Dovrei tradurre, ma non mi va. Voglio anch'io - si fa per dire - evitare il turpiloquio, ma per bacco questo di Catullo è turpiloquio bello e buono. Eppure forse perché in latino nessuno si scandalizza. .A leggere Camilleri (a me non piace) si trova il "turpiloquio" ad ogni piè sospinto. Non è che anche a noi che qui - è chiaro - propendiamo molto a sinistra,ci lasciamo travolgere dal pudore clerical-posttridentino? Mi sono divertito a spiegare le estasi delle monache o sante del Bernini che il grande del barocco deponeva senza scandalo nelle chiese. Poi tutto cambiò, tutto divenne pruriginoso e quindi proibito. Eppure anche San Paolo ammetteva: omnia munda mundis. Diciamocelo in un orecchio non esiste il turpiloquio: esiste solo la imbecillità e quella anche se non è turpiloquio, anzi a maggior ragione, sempre imbecillità rimane.

Una iniziativa per il Cicolano (Rieti). Specie all'estero potrebbero avere interessi archelogici che in Italia si trascurano.


A R S

CICOLI

Associazione ricerche e studi su  

Poggio Poponesco e dintorni

 

FIAMIGNANO

Presidente pro-tempore: dottor Calogero Taverna

Oggi 4 giugno 2013 nei locali dell’ex convento sito in Santa Lucia di Fiamignano, via del Brecciaro, 1 si sono incontrati i soci promotori :

Dott. Calogero Taverna;

Ins. Maria Benedetti;

Dott.ssa Albina Troiani con il gentile consorte dottor Massimo

E non pochi locali dell’intero Cicolano.

 

Presiede il dottor Calogero Taverna

Sentita la relazione introduttiva dello stesso presidente  dopo ampia discussione, si addiviene alla seguente decisione:

-       si costituisce l’associazione ARS-Cicoli  (associazione ricerche e studi su Poggio Poponesco e dintorni) con sede in Fiamignano, frazione di Santa Lucia e si nomina come presidente pro-tempore il dottore Calogero Taverna;

-       gli si dà incarico di adoperarsi presso l’amministrazione comunale per il riconoscimento di iniziative di interesse pubblico e di rilevanza locale;

-       ci si propone di studiare proposte e suggerimenti per la valorizzazione dell’archeologia, della peculiarità storica, nonché  per la riappropriazione delle strutture a rilevanza culturale storico e archeologico del territorio;

-       in particolare, occorre adoperarsi per la progettazione di incontri per studi specifici;

-       elaborare progetti per finanziamenti comunitari o di ogni altra provenienza pubblica;

-       attivare ogni concertazione per realizzare un Antiquarium incentrato sulla civiltà romana, sul periodo di mezzo, e sulle specificità storiche dell’era moderna con particolare riguardo alle riforme dei Napoleonidi quali emergono dai peculiari catasti onciari e dalle vertenze giuspubblicistiche;

-       recuperare la memoria archeologica delle locali e maestose mura pelasgiche;

-       prendere contatti con le locali compagnie filodrammatiche  per la messa in scena di commedie dell’antica Roma (Plauto, Terenzio)  e delle tragedie di Seneca, patrimoni culturali che si agganciano alla prisca civiltà romana di Cicoli, sulla scia di testi eccelsi come quelli di Virgilio, di Tito Livio, di Dionisio di Alicarnasso, di Diodoro Siculo ed altri;

-       porre in atto iniziative per la riesumazione del villaggio medievale di Poggio Poponesco, con scavi stratigrafici e con ricostruzioni illustrative nell’ottica della nuova scienza dell’archeologia medievale di cui alle specializzazioni universitarie di talune città toscane, centri universitari questi d’avanguardia e fortemente innovativi;

-       salvaguardare e recuperare edifici moderni in deprecabile stato d’abbandono come il piano terra dell’imponente scuola media per concertare con Asl, Centri ospedalieri d’avanguardia del tipo del S. Raffaele di Roma progetti finanziabili dalla Comunità Europea per centri diagnostici e soprattutto sperimentali nella cura di malattie oncologiche e cardiache, con attrezzature di moderna concezione per la sperimentazione anche a salvaguardia di una popolazione stanziale in atto mal servita e in disagevoli condizioni territoriali.

 

-       utilizzando professionalità di qualcuno dei soci promotori, suggerire assestamenti di bilancio per usufruire dei fondi della Cassa DD. e PP. previe operazioni ponte della banca tesoreria, nell’ambito dei recentissimi accordi Monti con la BCE.

 

Quanto sopra è ovviamente a titolo provvisorio. Ogni ulteriore iniziativa e proposta non è preclusa, anzi se ne chiede sin da ora ogni apporto collaborativo, da qualsiasi parte provenga.

Letto, firmato e sottoscritto.

 

 

In fede, per copia conforme e nell’assunzione di ogni responsabilità

 

Dottor Calogero Taverna

……………………….…..

Via Lorenzo Rocci, 68

 

00151 R O M A

 

 

 
(tel. 06 65742876 cell. 3281383700)

Epigrafe romana di S: Elpidio (Cicolano, Rieti) Comento


Vista così questa epigrafe romana è suadente: bene fanno quelli di S. Elpidio a volerla tutta per loro, affissa come cimelio di chissà quale santo locale in alto all’interno di quella che loro considerano una basilica medievale. La nostra sommessa rilettura – carpendo fior di scienza epigrafica dalla professoressa universitaria francese Francoise- Hélene Perrault in Massa – ne dà un altro fascin0, di fruibilità addirittura cosmica.
Riporto: Visto che siamo in piena estasi erudita, ti dirò: stasera parlavo con una professoressa universitaria, grande archeologa e francese e mi diceva che non è proprio certo che Elpidio sia di derivazione greca; è anche nome finnico. Ti conviene però aderire alla mia ipotesi, così voi di S.Elpidio siete bizanrini e quelli di Pescorocchiano longobardi (questo è certo): spiegato dunque l'irreversibile rciproco rigetto. Aggiungo: per la professoressa quello della vostra epigrafe è un edile romano nominato per la quinta volta (ecco spiegata la Q) Carcurin (abbreviazione di Carcurinus) è piuttosto inusuale e pertanto difficilmente rinvenibile nei testi di prosopografia romana. Taronia dovrebbe essere la moglie dell'Edile e tert (TERTIA) il nome. Se lapide funerea sarebbe la committente, se lapide votiva o commemorativa, la finanziatrice. Essere edile nella civitas romana ove oggi sorge S. Elpidio significa che si trattava anche allora di centro abitato molto rilevante: motivo ulteriore per esaltare l'odierna S. Elpidio e quindi il dovere di fare approfondite ricerche storiche ed archeologiche. Guarda comunque che per legge la epigrafe dovrebbe andare al museo dell'Aquila (ma posso sbagliarmi) comunque giammai in chiesa.

lunedì 3 giugno 2013

Grazie alle signore che sono con me gemtili; rammarico per le "offese signore verso di me


A Lillo Mendola piace questo elemento.


Esposito Rosa Ti reputa narcisista . Nulla ha capito .



Calogero Taverna Succede meglio che l'indifferenza



Esposito Rosa Giusto .



Di Terra Profumo Calogero? ..... Sei uno spettacolo di uomo. Unico, purtroppo irripetibile. Ti voglio bene.



Calogero Taverna Soprattutto quello e mi riservo di spiegarmi meglio, Ricordiamolo tutti Dopo Leonardo Muchelangelo e Raffaello nulla di straordinario sotto il sole delle arti figurative. Se i galleristi per vivere, meglio per arricchirsi inventano falsi geni della pittura non tutti siamo gonzi.



Calogero Taverna Mi piace e mi sollazza que "forse", Chiamiamo Pirandello e così il discorso mi è più consono: forse che sì forse che no. Mi pare che qualche Buegel bivaccò in quel d'Italia e qualcosa imparò. Minizzaglie. Poi credette di essere un grande filosofo dice...Altro



Calogero Taverna Sono io che sono riduttivo? Se è così poco male! Ma non voglia il cielo che io sia soltanto "avalutativo" ed obbiettivo come dicono le moderne scienze sociali perché in tal caso di ridotto pensiero è chi pubblicamente e ostentatamente non anonimo mi vo...Altro



Calogero Taverna Alle gentilissime signore Rosa e Di Terra che vogliono qui esternarmi segni di apprezzamento rivolgo un devoto saluto e le ringrazio anche in questo mio momento di mestizia esistenziale. So bene che chi si espone non può esigere rispettosissimi ossequi ma venire frainteso quando solo si cerca l'altra faccia di ogni verità dà sgomento specie poi se la contestazione è satura di prevenzione e promana da persona che stimi. Arrivare poi al cozzo con gentili signore che pur apprezzi e rispetti le quali addirittura si dichiarano "offese" perché non ami la supina imitazione della natura in arte da parte dei "fiamminghi" e dintorni ti disorienta alquanto ed invero sei portato a giudizi aspri sulle capacità critiche di talune categorie di donne specie di una caratteristica loro critica età. Se nonostante ciò qualche splendida signora non si fa obnubilare e proprio qui in questo astruso cimento si espone ad un giudizio sul tuo conto favorevole, beh! sei portato a inviare loro un infuocato abbraccio virtuale ed un calorosissimo bacio a dispetto delle "altre".