Buona domenica ai miei visitatori e soprattutto alle gentili mie visitatrici. Chiedo innanzitutto vere scuse a quanti cattoliche e cattolici mi degnano di una qualche attenzione. So bene che sono alquanto irriguardoso nel confronti della loro fede più o meno sentita, Qui capovolgo il brocardo, massima stima le credenti e i credenti, scarsissimo rispetto per il contenuto del loro credo. Del resto penso che siamo pari: cosa dite voi cattoliche e cattolici contro il mio veterocomunismo; se non mangiamo più i bambini ci date per morti e sepolti. Con i dovuti scongiuri. Ma voi state sopravvivendo credendo che un patetico papa cicciu con tre pater ave e gloria risolve la questione sociale della moderna società OPULENTA. Già, con il saio e il cingolo di san Francesco voi donne correte qui a Roma dallo story a nome TOY a comprare calze psichedeliche che oggi mi hanno prosciugato il portafogli, e i vostri figli se non li dotati dell'ultima versione di Ipad vi tolgono il saluto e l'aggeggio ultracostoso se lo fanno regalare dalla nonna che tutti dicono che con la magra pensione non ce la fa a sbarcare il lunario e vostro marito non ama più andare nella non vecchia auto, siccome praticano sconti appetibilissimi cambia macchia; e via discorrendo. E subitoi dopo ad applaudire Papa Cicciu che si preoccupa di chi ha fame nel mondo. La società capitalistica almeno questo grave problema l'ha risolto. Noi comunisti diciamo che non basta. Voi ci irridete, e pare che ora avete preso in mano i forconi. Per austerità i vostri figli universitari non mettono più il cappello a punta e non vogliono sottostare alla pesantissima bara dell'Addolorata del Monte con un pugnale simbolo dei vostri peccati infisso sopra il seno per non andare a ferire il cuore.
Io sono ionico e dovrei stare zitto, ma non sto zitto. Turbo miei carissimi amici cattolici - le donne, essendo visionarie di majukore, da irriducibile maschilista non le degno - quali restano interdetti. Non sanno se dovendomi considerare scomunicato ipso facto devono evitarmi "quia vitansus sum". Restano molto imbarazzati, traccheggiano ma alla fine si decidono, scendono ad un compromesso cattolico; hanno abilissima penna e quindi riescono persino ad applaudirmi prendendo al contempo ogni decente distanza. Mi diverto, mi affeziono vieppiù e qui pubblicamente li ringrazio.
domenica 15 dicembre 2013
sabato 14 dicembre 2013
Basilea tre - Studi e ricerche
Certo oggi quella operazione folle di fare acquistare al MPS un gruppo bancario patrimonialmente valido senza tenere conto dell'aspetto della liquidità, ha segnato un dolorosissimo flop gestionale. L'operazione, che era poi di salvataggio bancario, appare persino pregevole sotto il profilo di Basilea DUE ; acquistare per soli 8 miliardi di euro un aggregato bancario, paCerto oggi quella operazione folle di fare acquistare al MPS un gruppo bancario patrimonialmente valido senza tenere conto dell'aspetto della liquidità, ha segnato un dolorosissimo flop gestionale. L'operazione, che era poi di salvataggio bancario, appare persino pregevole sotto il profilo di Basilea DUE ; acquistare per soli 8 miliardi di euro un aggregato bancario, particolarmente appetibile specie per essere tradizionalmente la grande tesoriera delle rimesse padovane del Santo, quale aggregato per le mie cognizioni si aggira sui venti miliardi di euro, doveva determinare proficuo irrobustimento patrimoniale. Senonché, l'esborso del pur contenuto costo sta mettendo in ginocchio un titano del sistema bancario italiano. Ecco scoppiare il bubbone del lato oscuro, l'equilibrio del cash flow.
Io non penso che Basilea3 potrà essere la bussola della saggia navigazione bancaria nel gran pelago dei flussi liquidi.
Mia nipote, invece, una giovane scrupolosa, seria, puntigliosa, si è tuffata negli uffici di un grosso gruppo bancario; ha studiato Basilea tre, ha almanaccato dati, cifre, variazioni, coefficienti e sfiancandosi in un ginepraio di algoritmi ha conseguito un portento di simulazioni in tema di Basilea tre.
Le grandi banche dovrebbe requisire questa solitaria e preziosa competenza. Ma l'Italia lascia cadere i suoi geniali ricercatori. Mia nipote per ora si dedica ad altro. Forse qualche banchiere illuminato mi leggerà e capirà bene quello che mi riprometto d'illustrare.
Intanto come vademecum trascrivo le compendiose ma troppo dense considerazioni finali. Ma è solo un assaggio.
CONCLUSIONI
Io non penso che Basilea3 potrà essere la bussola della saggia navigazione bancaria nel gran pelago dei flussi liquidi.
Mia nipote, invece, una giovane scrupolosa, seria, puntigliosa, si è tuffata negli uffici di un grosso gruppo bancario; ha studiato Basilea tre, ha almanaccato dati, cifre, variazioni, coefficienti e sfiancandosi in un ginepraio di algoritmi ha conseguito un portento di simulazioni in tema di Basilea tre.
Le grandi banche dovrebbe requisire questa solitaria e preziosa competenza. Ma l'Italia lascia cadere i suoi geniali ricercatori. Mia nipote per ora si dedica ad altro. Forse qualche banchiere illuminato mi leggerà e capirà bene quello che mi riprometto d'illustrare.
Intanto come vademecum trascrivo le compendiose ma troppo dense considerazioni finali. Ma è solo un assaggio.
CONCLUSIONI
Con la presente ricerca, come già più volte rammentato, si è voluto porre l’accento sul rischio di liquidità bancario.
La criticità del rischio di liquidità nella gestione bancaria è emersa a seguito della crisi finanziaria, ma ancor prima della crisi di fiducia interbancaria a cui si è assistito nel biennio 2007 - 2008.
Tale vicenda è stata la scintilla che ha spinto le Autorità di Vigilanza e le Istituzioni internazionali a riflettere in modo critico sulla costituzione di metodologie di monitoraggio e di gestione del rischio di liquidità, uniformi su base mondiale (ma più in generale sul monitoraggio e sulla gestione delle diverse tipologie di rischio bancarie).
Tutto ciò è stato formalizzato nelle linee guida conosciute sotto il nome di Basilea 3 (ed ancor prima nel documento dei “Principles for sound liquidity risk management and supervision”) che, alla luce di queste nuove considerazioni, sono state emanate con due intenti: da un lato, aggiornare le indicazioni fornite in precedenza con Basilea 2 superandone gli aspetti rivelatisi fallimentari, e, dall’altro, iniziare a costruire in modo più formalizzato una struttura di indicatori (LCR e NSFR) ed adempimenti (gli strumenti di monitoraggio) per la gestione del rischio di liquidità.
Ad oggi il processo di recepimento di Basilea 3 sembra tuttavia in una fase di stallo: le prime implementazioni dovevano attuarsi a gennaio 2013, ma sono in atto dispute per prorogarne i termini, seguendo la proroga degli USA, che hanno annunciato di implementare i precetti di Basilea 3 con un anno di ritardo (a far data dall’1/01/2014).
Con riferimento all’implementazione degli indicatori di liquidità, nei primi giorni di gennaio 2013, i Governatori delle Banche Centrali hanno stabilito che, nel 2015, l’LCR entrerà a regime solo al 60%, e non al 100% come precedentemente deciso, al fine di concedere più tempo alle banche per potersi adeguare ai nuovi principi e costruire in maniera più idonea e circostanziata gli adeguati buffer di liquidità richiesti.
Nonostante la lentezza delle Autorità di Vigilanza nell’accettare l’importanza del rischio di liquidità nella gestione del rischio nelle istituzioni bancarie, la letteratura accademica da tempo si occupava del tema: già nel 1999 Bangia, Diebold, Schuermann e Stroughair proponevano un metodo per la misurazione del market liquidity risk, e, ancor prima (1951), Dell’Amore affrontava il tema del rischio di liquidità nelle banche.
Nel corso del lavoro emerge anche l’importante ruolo svolto dal Liquidity Risk Management (LRM): funzione bancaria cui viene oggi riconosciuta autonomia nelle scelte di gestione dei rischi seppure essa debba continuamente mantenere flussi informativi con le altre aree del Risk Management al fine di coordinare le strategie gestionali dei diversi rischi. Precedentemente, infatti, l’LRM non si distingueva all’interno della più generica funzione di Risk Management.
L’intento dell’indagine, oltre a registrare lo stato dell’arte degli attuali orientamenti tanto della letteratura quanto della normativa, è stato quello di approfondire le ultime novità in tema di rischio di liquidità intraday.
Quest’ultimo tema è stato affrontato attraverso lo studio del documento consultivo del Comitato di Basilea che ha ad oggetto proprio l’implementazione di un insieme di indicatori di monitoraggio del suddetto rischio.
Per riuscire ad afferrare meglio l’importanza della gestione del rischio di liquidità intraday all’interno delle banche si è pertanto condotto un case study, in collaborazione con il Gruppo Bancario Iccrea che ha fornito i dati interni, per poter costruire gli indicatori di liquidità intraday, producendo dei report (giornalieri e mensili) e monitorandoli per un quadrimestre.
Attraverso il case study si sono potuti approfondire tutti gli aggregati utili per la gestione del rischio di liquidità intraday e analizzare le relazioni che si creano tra i diversi indicatori sviluppati, al fine di giungere alla comprensione dell’analisi giornaliera che si deve condurre su di essi, per una gestione proattiva della liquidità giornaliera.
Pertanto l’integrazione della gestione del rischio di liquidità intraday nei sistemi di Risk Management è l’ulteriore passo che le banche saranno costrette a fare nel prossimo futuro.
Ciò che è emerso dal case study, tra l’altro, è che una gestione corretta della liquidità giornaliera può anche essere fonte di risparmio e/o guadagno: avere consapevolezza dei flussi dei pagamenti che si dovranno fronteggiare nel corso di ogni giornata lavorativa consente di dotarsi della giusta quantità di riserve per potervi far fronte e, pertanto, evitare di detenere inutilmente quantità eccessive di risorse che possono essere invece impiegate in maniera fruttuosa su altre attività.
Per poter giungere ad una gestione consapevole della liquidità in un orizzonte di tempo così breve quale l’intraday, però, è necessario operare il monitoraggio della liquidità per lunghi periodi al fine di poter elaborare strategie di gestione integrate tra il brevissimo termine (l’intraday) e il medio-lungo termine. Inoltre, gli andamenti delle serie storiche degli indicatori di liquidità intraday consentono di prevenire eventuali inversioni di tendenza nella gestione interna e/o percepire in anticipo eventuali cambiamenti nelle condizioni di mercato; peraltro possono aiutare nei processi di pianificazione strategica di una diversa impostazione della gestione della liquidità giornaliera da concordare, non solo con tutte le aree del Risk Management, ma in modo più ampio con tutte le aree e le funzioni strategiche di una banca.
Relativamente al Gruppo Bancario Iccrea, dall’analisi dei risultati ottenuti nell’ambito del case study, è emerso che la Banca nel periodo considerato ha assunto un approccio altamente prudenziale nella gestione del rischio di liquidità intraday. Per tutto il periodo in esame si sono riscontrate riserve di liquidità giornaliere con le quali si riusciva a coprire ampiamente il fabbisogno di uscite di cassa in capo alla banca.
A seguito di questo riscontro si potrebbe pensare di impiegare la liquidità giornaliera detenuta per far fronte alle uscite di cassa in progetti remunerativi.
Il documento del Comitato di Basilea “Monitoring indicators for intraday liquidity management” è solo il primo che si occupa di tale tematica; per una corretta ed uniforme implementazione di sistemi di gestione di liquidità intraday nelle banche è necessario che altri documenti seguano e altri dibattiti si sviluppino tanto tra gli studiosi quanto in seno alle istituzioni che di si occupano di coordinare e stilare le linee guida della normativa in materia bancaria.
Dal canto loro, è opportuno che anche le banche inizino a sperimentare sistemi di monitoraggio della liquidità giornaliera, al fine di poterne evidenziare gli aspetti utili e individuarne quelli critici nell’implementazione, di modo che le Autorità preposte ne tengano conto nella predisposizione delle regole di implementazione che emanano al fine di dirimerne le difficoltà applicative.
Io non penso che Basilea3 potrà essere la bussola della saggia navigazione bancaria nel gran pelago dei flussi liquidi.
Mia nipote, invece, una giovane scrupolosa, seria, puntigliosa, si è tuffata negli uffici di un grosso gruppo bancario; ha studiato Basilea tre, ha almanaccato dati, cifre, variazioni, coefficienti e sfiancandosi in un ginepraio di algoritmi ha conseguito un portento di simulazioni in tema di Basilea tre.
Le grandi banche dovrebbe requisire questa solitaria e preziosa competenza. Ma l'Italia lascia cadere i suoi geniali ricercatori. Mia nipote per ora si dedica ad altro. Forse qualche banchiere illuminato mi leggerà e capirà bene quello che mi riprometto d'illustrare.
Intanto come vademecum trascrivo le compendiose ma troppo dense considerazioni finali. Ma è solo un assaggio.
CONCLUSIONI
Con la presente ricerca, come già più volte rammentato, si è voluto porre l’accento sul rischio di liquidità bancario.
La criticità del rischio di liquidità nella gestione bancaria è emersa a seguito della crisi finanziaria, ma ancor prima della crisi di fiducia interbancaria a cui si è assistito nel biennio 2007 - 2008.
Tale vicenda è stata la scintilla che ha spinto le Autorità di Vigilanza e le Istituzioni internazionali a riflettere in modo critico sulla costituzione di metodologie di monitoraggio e di gestione del rischio di liquidità, uniformi su base mondiale (ma più in generale sul monitoraggio e sulla gestione delle diverse tipologie di rischio bancarie).
Tutto ciò è stato formalizzato nelle linee guida conosciute sotto il nome di Basilea 3 (ed ancor prima nel documento dei “Principles for sound liquidity risk management and supervision”) che, alla luce di queste nuove considerazioni, sono state emanate con due intenti: da un lato, aggiornare le indicazioni fornite in precedenza con Basilea 2 superandone gli aspetti rivelatisi fallimentari, e, dall’altro, iniziare a costruire in modo più formalizzato una struttura di indicatori (LCR e NSFR) ed adempimenti (gli strumenti di monitoraggio) per la gestione del rischio di liquidità.
Ad oggi il processo di recepimento di Basilea 3 sembra tuttavia in una fase di stallo: le prime implementazioni dovevano attuarsi a gennaio 2013, ma sono in atto dispute per prorogarne i termini, seguendo la proroga degli USA, che hanno annunciato di implementare i precetti di Basilea 3 con un anno di ritardo (a far data dall’1/01/2014).
Con riferimento all’implementazione degli indicatori di liquidità, nei primi giorni di gennaio 2013, i Governatori delle Banche Centrali hanno stabilito che, nel 2015, l’LCR entrerà a regime solo al 60%, e non al 100% come precedentemente deciso, al fine di concedere più tempo alle banche per potersi adeguare ai nuovi principi e costruire in maniera più idonea e circostanziata gli adeguati buffer di liquidità richiesti.
Nonostante la lentezza delle Autorità di Vigilanza nell’accettare l’importanza del rischio di liquidità nella gestione del rischio nelle istituzioni bancarie, la letteratura accademica da tempo si occupava del tema: già nel 1999 Bangia, Diebold, Schuermann e Stroughair proponevano un metodo per la misurazione del market liquidity risk, e, ancor prima (1951), Dell’Amore affrontava il tema del rischio di liquidità nelle banche.
Nel corso del lavoro emerge anche l’importante ruolo svolto dal Liquidity Risk Management (LRM): funzione bancaria cui viene oggi riconosciuta autonomia nelle scelte di gestione dei rischi seppure essa debba continuamente mantenere flussi informativi con le altre aree del Risk Management al fine di coordinare le strategie gestionali dei diversi rischi. Precedentemente, infatti, l’LRM non si distingueva all’interno della più generica funzione di Risk Management.
L’intento dell’indagine, oltre a registrare lo stato dell’arte degli attuali orientamenti tanto della letteratura quanto della normativa, è stato quello di approfondire le ultime novità in tema di rischio di liquidità intraday.
Quest’ultimo tema è stato affrontato attraverso lo studio del documento consultivo del Comitato di Basilea che ha ad oggetto proprio l’implementazione di un insieme di indicatori di monitoraggio del suddetto rischio.
Per riuscire ad afferrare meglio l’importanza della gestione del rischio di liquidità intraday all’interno delle banche si è pertanto condotto un case study, in collaborazione con il Gruppo Bancario Iccrea che ha fornito i dati interni, per poter costruire gli indicatori di liquidità intraday, producendo dei report (giornalieri e mensili) e monitorandoli per un quadrimestre.
Attraverso il case study si sono potuti approfondire tutti gli aggregati utili per la gestione del rischio di liquidità intraday e analizzare le relazioni che si creano tra i diversi indicatori sviluppati, al fine di giungere alla comprensione dell’analisi giornaliera che si deve condurre su di essi, per una gestione proattiva della liquidità giornaliera.
Pertanto l’integrazione della gestione del rischio di liquidità intraday nei sistemi di Risk Management è l’ulteriore passo che le banche saranno costrette a fare nel prossimo futuro.
Ciò che è emerso dal case study, tra l’altro, è che una gestione corretta della liquidità giornaliera può anche essere fonte di risparmio e/o guadagno: avere consapevolezza dei flussi dei pagamenti che si dovranno fronteggiare nel corso di ogni giornata lavorativa consente di dotarsi della giusta quantità di riserve per potervi far fronte e, pertanto, evitare di detenere inutilmente quantità eccessive di risorse che possono essere invece impiegate in maniera fruttuosa su altre attività.
Per poter giungere ad una gestione consapevole della liquidità in un orizzonte di tempo così breve quale l’intraday, però, è necessario operare il monitoraggio della liquidità per lunghi periodi al fine di poter elaborare strategie di gestione integrate tra il brevissimo termine (l’intraday) e il medio-lungo termine. Inoltre, gli andamenti delle serie storiche degli indicatori di liquidità intraday consentono di prevenire eventuali inversioni di tendenza nella gestione interna e/o percepire in anticipo eventuali cambiamenti nelle condizioni di mercato; peraltro possono aiutare nei processi di pianificazione strategica di una diversa impostazione della gestione della liquidità giornaliera da concordare, non solo con tutte le aree del Risk Management, ma in modo più ampio con tutte le aree e le funzioni strategiche di una banca.
Relativamente al Gruppo Bancario Iccrea, dall’analisi dei risultati ottenuti nell’ambito del case study, è emerso che la Banca nel periodo considerato ha assunto un approccio altamente prudenziale nella gestione del rischio di liquidità intraday. Per tutto il periodo in esame si sono riscontrate riserve di liquidità giornaliere con le quali si riusciva a coprire ampiamente il fabbisogno di uscite di cassa in capo alla banca.
A seguito di questo riscontro si potrebbe pensare di impiegare la liquidità giornaliera detenuta per far fronte alle uscite di cassa in progetti remunerativi.
Il documento del Comitato di Basilea “Monitoring indicators for intraday liquidity management” è solo il primo che si occupa di tale tematica; per una corretta ed uniforme implementazione di sistemi di gestione di liquidità intraday nelle banche è necessario che altri documenti seguano e altri dibattiti si sviluppino tanto tra gli studiosi quanto in seno alle istituzioni che di si occupano di coordinare e stilare le linee guida della normativa in materia bancaria.
Dal canto loro, è opportuno che anche le banche inizino a sperimentare sistemi di monitoraggio della liquidità giornaliera, al fine di poterne evidenziare gli aspetti utili e individuarne quelli critici nell’implementazione, di modo che le Autorità preposte ne tengano conto nella predisposizione delle regole di implementazione che emanano al fine di dirimerne le difficoltà applicative.
rticolarmente appetibile specie per essere tradizionalmente la grande tesoriera delle rimesse padovane del Santo, quale aggregato per le mie cognizioni si aggira sui venti miliardi di euro, doveva determinare proficuo irrobustimento patrimoniale. Senonché, l'esborso del pur contenuto costo sta mettendo in ginocchio un titano del sistema bancario italiano. Ecco scoppiare il bubbone del lato oscuro, l'equilibrio del cash flow. La criticità del rischio di liquidità nella gestione bancaria è emersa a seguito della crisi finanziaria, ma ancor prima della crisi di fiducia interbancaria a cui si è assistito nel biennio 2007 - 2008.
Tale vicenda è stata la scintilla che ha spinto le Autorità di Vigilanza e le Istituzioni internazionali a riflettere in modo critico sulla costituzione di metodologie di monitoraggio e di gestione del rischio di liquidità, uniformi su base mondiale (ma più in generale sul monitoraggio e sulla gestione delle diverse tipologie di rischio bancarie).
Tutto ciò è stato formalizzato nelle linee guida conosciute sotto il nome di Basilea 3 (ed ancor prima nel documento dei “Principles for sound liquidity risk management and supervision”) che, alla luce di queste nuove considerazioni, sono state emanate con due intenti: da un lato, aggiornare le indicazioni fornite in precedenza con Basilea 2 superandone gli aspetti rivelatisi fallimentari, e, dall’altro, iniziare a costruire in modo più formalizzato una struttura di indicatori (LCR e NSFR) ed adempimenti (gli strumenti di monitoraggio) per la gestione del rischio di liquidità.
Ad oggi il processo di recepimento di Basilea 3 sembra tuttavia in una fase di stallo: le prime implementazioni dovevano attuarsi a gennaio 2013, ma sono in atto dispute per prorogarne i termini, seguendo la proroga degli USA, che hanno annunciato di implementare i precetti di Basilea 3 con un anno di ritardo (a far data dall’1/01/2014).
Con riferimento all’implementazione degli indicatori di liquidità, nei primi giorni di gennaio 2013, i Governatori delle Banche Centrali hanno stabilito che, nel 2015, l’LCR entrerà a regime solo al 60%, e non al 100% come precedentemente deciso, al fine di concedere più tempo alle banche per potersi adeguare ai nuovi principi e costruire in maniera più idonea e circostanziata gli adeguati buffer di liquidità richiesti.
Nonostante la lentezza delle Autorità di Vigilanza nell’accettare l’importanza del rischio di liquidità nella gestione del rischio nelle istituzioni bancarie, la letteratura accademica da tempo si occupava del tema: già nel 1999 Bangia, Diebold, Schuermann e Stroughair proponevano un metodo per la misurazione del market liquidity risk, e, ancor prima (1951), Dell’Amore affrontava il tema del rischio di liquidità nelle banche.
Nel corso del lavoro emerge anche l’importante ruolo svolto dal Liquidity Risk Management (LRM): funzione bancaria cui viene oggi riconosciuta autonomia nelle scelte di gestione dei rischi seppure essa debba continuamente mantenere flussi informativi con le altre aree del Risk Management al fine di coordinare le strategie gestionali dei diversi rischi. Precedentemente, infatti, l’LRM non si distingueva all’interno della più generica funzione di Risk Management.
L’intento dell’indagine, oltre a registrare lo stato dell’arte degli attuali orientamenti tanto della letteratura quanto della normativa, è stato quello di approfondire le ultime novità in tema di rischio di liquidità intraday.
Quest’ultimo tema è stato affrontato attraverso lo studio del documento consultivo del Comitato di Basilea che ha ad oggetto proprio l’implementazione di un insieme di indicatori di monitoraggio del suddetto rischio.
Per riuscire ad afferrare meglio l’importanza della gestione del rischio di liquidità intraday all’interno delle banche si è pertanto condotto un case study, in collaborazione con il Gruppo Bancario Iccrea che ha fornito i dati interni, per poter costruire gli indicatori di liquidità intraday, producendo dei report (giornalieri e mensili) e monitorandoli per un quadrimestre.
Attraverso il case study si sono potuti approfondire tutti gli aggregati utili per la gestione del rischio di liquidità intraday e analizzare le relazioni che si creano tra i diversi indicatori sviluppati, al fine di giungere alla comprensione dell’analisi giornaliera che si deve condurre su di essi, per una gestione proattiva della liquidità giornaliera.
Pertanto l’integrazione della gestione del rischio di liquidità intraday nei sistemi di Risk Management è l’ulteriore passo che le banche saranno costrette a fare nel prossimo futuro.
Ciò che è emerso dal case study, tra l’altro, è che una gestione corretta della liquidità giornaliera può anche essere fonte di risparmio e/o guadagno: avere consapevolezza dei flussi dei pagamenti che si dovranno fronteggiare nel corso di ogni giornata lavorativa consente di dotarsi della giusta quantità di riserve per potervi far fronte e, pertanto, evitare di detenere inutilmente quantità eccessive di risorse che possono essere invece impiegate in maniera fruttuosa su altre attività.
Per poter giungere ad una gestione consapevole della liquidità in un orizzonte di tempo così breve quale l’intraday, però, è necessario operare il monitoraggio della liquidità per lunghi periodi al fine di poter elaborare strategie di gestione integrate tra il brevissimo termine (l’intraday) e il medio-lungo termine. Inoltre, gli andamenti delle serie storiche degli indicatori di liquidità intraday consentono di prevenire eventuali inversioni di tendenza nella gestione interna e/o percepire in anticipo eventuali cambiamenti nelle condizioni di mercato; peraltro possono aiutare nei processi di pianificazione strategica di una diversa impostazione della gestione della liquidità giornaliera da concordare, non solo con tutte le aree del Risk Management, ma in modo più ampio con tutte le aree e le funzioni strategiche di una banca.
Relativamente al Gruppo Bancario Iccrea, dall’analisi dei risultati ottenuti nell’ambito del case study, è emerso che la Banca nel periodo considerato ha assunto un approccio altamente prudenziale nella gestione del rischio di liquidità intraday. Per tutto il periodo in esame si sono riscontrate riserve di liquidità giornaliere con le quali si riusciva a coprire ampiamente il fabbisogno di uscite di cassa in capo alla banca.
A seguito di questo riscontro si potrebbe pensare di impiegare la liquidità giornaliera detenuta per far fronte alle uscite di cassa in progetti remunerativi.
Il documento del Comitato di Basilea “Monitoring indicators for intraday liquidity management” è solo il primo che si occupa di tale tematica; per una corretta ed uniforme implementazione di sistemi di gestione di liquidità intraday nelle banche è necessario che altri documenti seguano e altri dibattiti si sviluppino tanto tra gli studiosi quanto in seno alle istituzioni che di si occupano di coordinare e stilare le linee guida della normativa in materia bancaria.
Dal canto loro, è opportuno che anche le banche inizino a sperimentare sistemi di monitoraggio della liquidità giornaliera, al fine di poterne evidenziare gli aspetti utili e individuarne quelli critici nell’implementazione, di modo che le Autorità preposte ne tengano conto nella predisposizione delle regole di implementazione che emanano al fine di dirimerne le difficoltà applicative.
Io non penso che Basilea3 potrà essere la bussola della saggia navigazione bancaria nel gran pelago dei flussi liquidi.
Mia nipote, invece, una giovane scrupolosa, seria, puntigliosa, si è tuffata negli uffici di un grosso gruppo bancario; ha studiato Basilea tre, ha almanaccato dati, cifre, variazioni, coefficienti e sfiancandosi in un ginepraio di algoritmi ha conseguito un portento di simulazioni in tema di Basilea tre.
Le grandi banche dovrebbe requisire questa solitaria e preziosa competenza. Ma l'Italia lascia cadere i suoi geniali ricercatori. Mia nipote per ora si dedica ad altro. Forse qualche banchiere illuminato mi leggerà e capirà bene quello che mi riprometto d'illustrare.
Intanto come vademecum trascrivo le compendiose ma troppo dense considerazioni finali. Ma è solo un assaggio.
CONCLUSIONI
Con la presente ricerca, come già più volte rammentato, si è voluto porre l’accento sul rischio di liquidità bancario.
La criticità del rischio di liquidità nella gestione bancaria è emersa a seguito della crisi finanziaria, ma ancor prima della crisi di fiducia interbancaria a cui si è assistito nel biennio 2007 - 2008.
Tale vicenda è stata la scintilla che ha spinto le Autorità di Vigilanza e le Istituzioni internazionali a riflettere in modo critico sulla costituzione di metodologie di monitoraggio e di gestione del rischio di liquidità, uniformi su base mondiale (ma più in generale sul monitoraggio e sulla gestione delle diverse tipologie di rischio bancarie).
Tutto ciò è stato formalizzato nelle linee guida conosciute sotto il nome di Basilea 3 (ed ancor prima nel documento dei “Principles for sound liquidity risk management and supervision”) che, alla luce di queste nuove considerazioni, sono state emanate con due intenti: da un lato, aggiornare le indicazioni fornite in precedenza con Basilea 2 superandone gli aspetti rivelatisi fallimentari, e, dall’altro, iniziare a costruire in modo più formalizzato una struttura di indicatori (LCR e NSFR) ed adempimenti (gli strumenti di monitoraggio) per la gestione del rischio di liquidità.
Ad oggi il processo di recepimento di Basilea 3 sembra tuttavia in una fase di stallo: le prime implementazioni dovevano attuarsi a gennaio 2013, ma sono in atto dispute per prorogarne i termini, seguendo la proroga degli USA, che hanno annunciato di implementare i precetti di Basilea 3 con un anno di ritardo (a far data dall’1/01/2014).
Con riferimento all’implementazione degli indicatori di liquidità, nei primi giorni di gennaio 2013, i Governatori delle Banche Centrali hanno stabilito che, nel 2015, l’LCR entrerà a regime solo al 60%, e non al 100% come precedentemente deciso, al fine di concedere più tempo alle banche per potersi adeguare ai nuovi principi e costruire in maniera più idonea e circostanziata gli adeguati buffer di liquidità richiesti.
Nonostante la lentezza delle Autorità di Vigilanza nell’accettare l’importanza del rischio di liquidità nella gestione del rischio nelle istituzioni bancarie, la letteratura accademica da tempo si occupava del tema: già nel 1999 Bangia, Diebold, Schuermann e Stroughair proponevano un metodo per la misurazione del market liquidity risk, e, ancor prima (1951), Dell’Amore affrontava il tema del rischio di liquidità nelle banche.
Nel corso del lavoro emerge anche l’importante ruolo svolto dal Liquidity Risk Management (LRM): funzione bancaria cui viene oggi riconosciuta autonomia nelle scelte di gestione dei rischi seppure essa debba continuamente mantenere flussi informativi con le altre aree del Risk Management al fine di coordinare le strategie gestionali dei diversi rischi. Precedentemente, infatti, l’LRM non si distingueva all’interno della più generica funzione di Risk Management.
L’intento dell’indagine, oltre a registrare lo stato dell’arte degli attuali orientamenti tanto della letteratura quanto della normativa, è stato quello di approfondire le ultime novità in tema di rischio di liquidità intraday.
Quest’ultimo tema è stato affrontato attraverso lo studio del documento consultivo del Comitato di Basilea che ha ad oggetto proprio l’implementazione di un insieme di indicatori di monitoraggio del suddetto rischio.
Per riuscire ad afferrare meglio l’importanza della gestione del rischio di liquidità intraday all’interno delle banche si è pertanto condotto un case study, in collaborazione con il Gruppo Bancario Iccrea che ha fornito i dati interni, per poter costruire gli indicatori di liquidità intraday, producendo dei report (giornalieri e mensili) e monitorandoli per un quadrimestre.
Attraverso il case study si sono potuti approfondire tutti gli aggregati utili per la gestione del rischio di liquidità intraday e analizzare le relazioni che si creano tra i diversi indicatori sviluppati, al fine di giungere alla comprensione dell’analisi giornaliera che si deve condurre su di essi, per una gestione proattiva della liquidità giornaliera.
Pertanto l’integrazione della gestione del rischio di liquidità intraday nei sistemi di Risk Management è l’ulteriore passo che le banche saranno costrette a fare nel prossimo futuro.
Ciò che è emerso dal case study, tra l’altro, è che una gestione corretta della liquidità giornaliera può anche essere fonte di risparmio e/o guadagno: avere consapevolezza dei flussi dei pagamenti che si dovranno fronteggiare nel corso di ogni giornata lavorativa consente di dotarsi della giusta quantità di riserve per potervi far fronte e, pertanto, evitare di detenere inutilmente quantità eccessive di risorse che possono essere invece impiegate in maniera fruttuosa su altre attività.
Per poter giungere ad una gestione consapevole della liquidità in un orizzonte di tempo così breve quale l’intraday, però, è necessario operare il monitoraggio della liquidità per lunghi periodi al fine di poter elaborare strategie di gestione integrate tra il brevissimo termine (l’intraday) e il medio-lungo termine. Inoltre, gli andamenti delle serie storiche degli indicatori di liquidità intraday consentono di prevenire eventuali inversioni di tendenza nella gestione interna e/o percepire in anticipo eventuali cambiamenti nelle condizioni di mercato; peraltro possono aiutare nei processi di pianificazione strategica di una diversa impostazione della gestione della liquidità giornaliera da concordare, non solo con tutte le aree del Risk Management, ma in modo più ampio con tutte le aree e le funzioni strategiche di una banca.
Relativamente al Gruppo Bancario Iccrea, dall’analisi dei risultati ottenuti nell’ambito del case study, è emerso che la Banca nel periodo considerato ha assunto un approccio altamente prudenziale nella gestione del rischio di liquidità intraday. Per tutto il periodo in esame si sono riscontrate riserve di liquidità giornaliere con le quali si riusciva a coprire ampiamente il fabbisogno di uscite di cassa in capo alla banca.
A seguito di questo riscontro si potrebbe pensare di impiegare la liquidità giornaliera detenuta per far fronte alle uscite di cassa in progetti remunerativi.
Il documento del Comitato di Basilea “Monitoring indicators for intraday liquidity management” è solo il primo che si occupa di tale tematica; per una corretta ed uniforme implementazione di sistemi di gestione di liquidità intraday nelle banche è necessario che altri documenti seguano e altri dibattiti si sviluppino tanto tra gli studiosi quanto in seno alle istituzioni che di si occupano di coordinare e stilare le linee guida della normativa in materia bancaria.
Dal canto loro, è opportuno che anche le banche inizino a sperimentare sistemi di monitoraggio della liquidità giornaliera, al fine di poterne evidenziare gli aspetti utili e individuarne quelli critici nell’implementazione, di modo che le Autorità preposte ne tengano conto nella predisposizione delle regole di implementazione che emanano al fine di dirimerne le difficoltà applicative.
lunedì 9 dicembre 2013
RACALMUTO NEL 1347: una notizia dubbia, Racalmuto vessata da Raimondo arcivescovo di Messina
Rivolgo cortese invito all'eventuale studioso che dovesse qui soffermarsi di appurare la fondatezza del richiamo storico alla Racalmuto del 1347, che qui risulta vessata dall'Arcivescovo di Messina RAIMONDO. Per me trattasi di una scorretta lettura del toponimo dei Diplomi di Messina, d cui in note. mercoledì 4 dicembre 2013
Vade retro satana
Sceneggiata mal recitata. Non crederò mai che chi già reduce dal Buttafuoco del Foglio proteso a lanciare pesci di mare a Podestà a Racalmuto sia stato estraneo alla ancor rigurgitante incauta sortita confindustriale e commercialcamerale. Stimo Cavallaro, apprezzo la sua scrittura, non lo seguo nella sua predicazione antimafiosa. Non lo reputo fornio di spirito imprenditoriale e quindi assolutamente sarebbe improvvido per Racalmuto. In questa sortita è finito vittima di inaccettabili manovre. Si sa che chi entra papa anzitempo in conclave esce cardinale. Ed allora, perché suscitare tanto vespaio? Con questo commissariamento Racalmuto sta registrando il suo fatale seppellimento economico in una gora senza futuro . Non credo che i racalmutesi potranno essere grati a chi a questo seppellimento con sapide scritture ha molto contribuito, a chi è stato corifeo ad un vade retro satana delle infiltrazioni mafiose che ancora manco uno straccio di sentenza di primo grado ha certificato. Si può sbagliare nella vita. Ma non se ne può sperare addirittura un premio, quale alla fine è il massimo scranno di sala Matrona. Può darsi che rilanciata a tempo giusto e con consociativismi adeguati la candidatura Cavallaro venga osannata e prescelta. Vorrà dire che se me l'accordano rinuncerò ancora una volta alla residenza racalmutese. A Roma è più prestigiosa. Mi si domanderà: ma perché persisti? Perché se le dritte di malgradotutto mi spuntano nella mia bacheca, mi sento in diritto, anzi in dovere di respingere al mittente quel che non mi aggrada.
Quell'incerto signor T di Leonardo Sciascia
Lettura del Giorno - IL SIGNOR T PROTEGGE IL PAESE di Leonardo SCIASCIA. A dire il vero queste 28 pagine dattiloscritte non avremmo potuto leggerle se la Signora Maria Andronico non avesse fatto più arrendevole lettura delle troppo rigide volontà testamentarie del grande Nanà, tese a non rendere pubbliche tutte le sue carte e manoscritti ed anche articoli vecchi che lui per varie ragioni non riteneva doversi diffondere.
Ma tutto sommato abbiamo voglia di essere grati alla signora Andronico che così concede a noi di goderci pagine mirabili, magari eccessivamente rondiste come le pagine che il buon Paolo Squillacioti, esecutore testamentario di lusso, ci almanacca in questo libro postumo della Biblioteca Adelphi (n. 557) dal titolo IL FUOCO NELMARE ovviamente di Leonardo Sciascia.
Nel racconto scritto prima del'11 dicembre del 1947, Sciascia - giovane ma tanto immalinconito e già con funerea propensione a prematura morte - traccia sapido profilo di paradigmatico galantuomo da Circolo Unione di Racalmuto. Ingannevole quella T che comunque noi leggiamo per Tulumello. Ma la T poteva essere benissimo una M e così avremmo detto Matrona e perché no? Mattina ma soprattutto una B per pensare al dottor L. Burruano.
Ne vien fuori una rapsodia in nero della Racalmuto uscita dalla guerra. Con personaggi che invero abbozzano quelli del Circolo della Concordia de 'le parrocchie di Regalpetra' ma sono ancora muschiati di retaggi troppo antichi per avere vivacità ed attualità. Mummificati, insomma, E vi serpeggia tanto malumore verso un paese che sa di gabbia per avere l'apprezzamento di noi tutti, ormai legati a questo mito sciasciano quale ci ottunde cervello e ci immerge in panegirici alquanto melensi.
In quel tempo Nanà - come scrive a Vittorini - considerava Racalmuto "paese indicibilmente triste [ma vi era] legato per lavoro e anche un po' per affetto". Non da amare certo, solo un agglomerato di case "che scendono verso il fondo verde della valle con l'urgenza di una folla assetata, in una gradinazione assurda, aggrovigliata."
Mi incanto a questa definizione planimetrica. quale ricordo benissimo essere quella della mia infanzia passata all'imbocco della biforcazione degradante dalla Barona alla Fontana dei nove Cannoli.
E sto cercando di dissodare dalla non sempre ordinata tessitura sciasciana scisti di veridica storia racalmutese, quale fu ed ora del tutto smarrita. Fa però da velo l'astiosa ripulsa che Sciascia ha verso questo paese suo natio a cui è disposto solo elargire un po' di affetto. Senza amore, comunque. Del resto come s può amare uno "spazio vitale" che s'immerge in una Isola "verminaio di reazione affannata a raccogliere nomenclatura nuova che mascheri i vecchi vizi."
E tale vizio, questa dissennata nomenclatura mi pare di coglierla oggidì nell'intellighenzia piccola media e grande del mio paese, tutta presa a accapigliarsi in ingrata e perfida denigrazione di una cittadina che almeno io amo visceralmente.
Avrei voglia di inventarmi un crimine a pesante condanna del connesso vilipendio di una Racalmuto il più bello "piccolo lembo di paradiso" del mondo.
lunedì 2 dicembre 2013
Donna, il nuovo sindaco di Racalmuto
Ma una cosa dovrebbe essere chiara: non è questione di scegliere un sindaco, che sia questo o sia quella che sia giovane o sia donna o sia quel che vi pare. Occorre scegliere una squadra, un aggregato di forze diverse, di gente in primis onesta ma anche con il professionista, l'amministrativista, il competente in impostazione del bilancio comunale da cui discendono i gravami tributari; ma soprattutto vi sia una mente imprenditoriale che sappia creare lavoro per i giovani ADEGUATAMENTE retribuito, che sappia rilanciare la cultura, il turismo l'agricoltura. Occorre anche un forza che abbia a cuore il nostro immenso disperso patrimonio archeologico, che salvaguardi anche il patrimonio archivistico, unico nel suo genere, che si custodisce in Matrice, che sappia rilanciare il buon nome del paese che è stato sfracellato da tanti sedicenti giornalisti che ora persino vorrebbero avere la cadrega massima che si trova a sala Matrona. In base al gergo della mia formazione politica si chiama intellettuale collettivo, ma voi chiamatela squadra, chiamatelo gruppo, chiamatelo partito, chiamatela lista. purché si capisca che deve essere un programma, una scelta di civiltà, una IDEA di paese di società di benessere di lavoro di progresso e non un solo UOMO da votare. Ovvio che una siffatta squadra deve avere il suo omologo candidato sindaco, un vessillo, un taglio col passato, con il clientelismo del passato, con le zozzerie del passato e questo simbolo non può che essere una donna che non dovrà andare a fare la scimmia dei pessimi caporioni maschi che si sono succeduti alla testa di questo paese dacché è divenuto democratico. Una donna che di necessità porta una sua immacolata fedina, un soffio di novità assoluta, un cambio davvero della guardia. Niente più vecchiume, niente arrogante maschilismo, ma un impulso direi materno ad una nuova società racalmutese, al femminile come mai lo è stata. Auguri.
Racalmuto sicana
Lillo Taverna LEGGO IN UN LIBRO ULTRA FAMOSO DI FINLEY
"si dice che i più antichi [abitanti] siano stati i Ciclopi ... Dopo di essi pare che per primi vi si siano stanziati i sicani; anzi, a quanto essi affermano avrebbero preceduto addirittura i Ciclopi e i Lestrigoni, poiché SI DICEVANO NATI SUL LUOGO; invece la verità assoluta è che i sicani erano degli iberi, scacciati ad opera dei liguri dal fiume Sicano ... dal loro nome l'isola fu chiamata Sicania .. e anche ora essi vi abitano nella parte occidentale. Espugnata che fu Ilio, alcuni dei Troiani sfuggiti agi achei approdarono con le loro imbarcazioni in Sicilia, ove si stabilirono ai confini dei sicani e tutti insieme ebbero ll nome di elimi [ ...] Dall'Italia, dove abitavano, i siculi che fuggivano gli osci, passarono in Sicilia [,...] vinsero in battaglia i sicani che confinarono nelle regioni meridionali e occidentali e fecero sì che l'isola da Sicania si chiamasse Sicilia. Compiuto il passaggio, occuparono e abitarono la parte più fertile circa 300 anni prima che vi ponessero piede i greci." Questo è Tucidide. Gli storici moderni vi si sono attaccati per una loro cronologia sull'avvento dei sicani nella mia terra, quei sicani che hanno lasciato quelle misteriose tombe a forno, le più cospicue attorno alla grotta di Fra Diego, il frate beatificato come un Giordano Bruno ante litteram da Leonardo Sciascia. Il Finley comunque adotta questa datazione tuttora un dogma anche nelle cartoline illustrate di Racalmuto. L'età del rame in cui si colloca l'esordio della civiltà sicana racalmutese non sarebbe avvenuta - "se non intoro al 1800 a. C."
Sta però venendo tutto smantellato dalle nuove tecnologie di datazione. Reperti fittili sotto le grotticelle di Fra Diego se ne trovano a iosa ad onta dell'incuria delle pubbliche autorità. Il professore De Rosa di Catania ha fatto nelle propingue terre di Milena ricerche archeologiche pregevoli e così ora possiamo vantarci che i nostri antenati sicani stazionarono a Gargilata ben molto tempo prima di quei Siculi di cui parla Tucidide: bem 7000 anni BP, stando alla datazione tramite termoluminescenza (verssione coars grain) fatta presso il Dipartimento di Fisica dell'Università di Catania.
Una cosa è certa: Tucidide sbagliava; era più prossima al vero la tradizione dei Sicani: tutto ora comprova che se non autoctoni lo erano quasi.
Questa problematica affascinante doveva in qualche modo coinvolgere il racalmutese Sciascia. Pare di no. Non ne fa cenno alcuno nel documentario di Quilici. Peraltro manco gli affascinantissimi insediamenti sicani di Racalmuto, Castrofilippo, Canicattì, Serradifalco e soprattutto Milena, vengono sfiorati da quell'aereo che Quilici assicura avere fatto sorvolare su tutta la Sicilia che conta.
"si dice che i più antichi [abitanti] siano stati i Ciclopi ... Dopo di essi pare che per primi vi si siano stanziati i sicani; anzi, a quanto essi affermano avrebbero preceduto addirittura i Ciclopi e i Lestrigoni, poiché SI DICEVANO NATI SUL LUOGO; invece la verità assoluta è che i sicani erano degli iberi, scacciati ad opera dei liguri dal fiume Sicano ... dal loro nome l'isola fu chiamata Sicania .. e anche ora essi vi abitano nella parte occidentale. Espugnata che fu Ilio, alcuni dei Troiani sfuggiti agi achei approdarono con le loro imbarcazioni in Sicilia, ove si stabilirono ai confini dei sicani e tutti insieme ebbero ll nome di elimi [ ...] Dall'Italia, dove abitavano, i siculi che fuggivano gli osci, passarono in Sicilia [,...] vinsero in battaglia i sicani che confinarono nelle regioni meridionali e occidentali e fecero sì che l'isola da Sicania si chiamasse Sicilia. Compiuto il passaggio, occuparono e abitarono la parte più fertile circa 300 anni prima che vi ponessero piede i greci." Questo è Tucidide. Gli storici moderni vi si sono attaccati per una loro cronologia sull'avvento dei sicani nella mia terra, quei sicani che hanno lasciato quelle misteriose tombe a forno, le più cospicue attorno alla grotta di Fra Diego, il frate beatificato come un Giordano Bruno ante litteram da Leonardo Sciascia. Il Finley comunque adotta questa datazione tuttora un dogma anche nelle cartoline illustrate di Racalmuto. L'età del rame in cui si colloca l'esordio della civiltà sicana racalmutese non sarebbe avvenuta - "se non intoro al 1800 a. C."
Sta però venendo tutto smantellato dalle nuove tecnologie di datazione. Reperti fittili sotto le grotticelle di Fra Diego se ne trovano a iosa ad onta dell'incuria delle pubbliche autorità. Il professore De Rosa di Catania ha fatto nelle propingue terre di Milena ricerche archeologiche pregevoli e così ora possiamo vantarci che i nostri antenati sicani stazionarono a Gargilata ben molto tempo prima di quei Siculi di cui parla Tucidide: bem 7000 anni BP, stando alla datazione tramite termoluminescenza (verssione coars grain) fatta presso il Dipartimento di Fisica dell'Università di Catania.
Una cosa è certa: Tucidide sbagliava; era più prossima al vero la tradizione dei Sicani: tutto ora comprova che se non autoctoni lo erano quasi.
Questa problematica affascinante doveva in qualche modo coinvolgere il racalmutese Sciascia. Pare di no. Non ne fa cenno alcuno nel documentario di Quilici. Peraltro manco gli affascinantissimi insediamenti sicani di Racalmuto, Castrofilippo, Canicattì, Serradifalco e soprattutto Milena, vengono sfiorati da quell'aereo che Quilici assicura avere fatto sorvolare su tutta la Sicilia che conta.
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