venerdì 5 aprile 2013

I filosofi? MORTI. Subentra il culto del BELLO


o   Sono stato sempre ebbro di libertà e per averne il massimo, tutta; sono stato anche infido e perfido. E me ne vanto per giunta. Per l'uomo non c'è un giusto mezzo in tema di libertà: o è libero o è schiavo; il troppo nell'essere libero è concetto deviante. La libertà è totalizzante. Credo di aver pagato di persona per avere la LIBERTA': tutta la libertà. Gli aforismi han questo di ingannevole: sembrano belli a sentirli ma non significano nulla.


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Vittorio Arfinengo - Il dono di saper leggere oltre e' essere oltre. - La tua verita' e' un frammento di democrazia, l'aforismo ha signoficato se vissuto nel progetto della vita per il bene del social-collettivo, ebbene si' io non sono materialista, io credo nel materializzare attraverso l'errore dell'altrui e per il bene dell'altrui, Io sono Io..........Rivivrei tutto della mia vita sino ad oggi e tutto cio' che ho pensato di vivere e che per ora non ho vissuto. Rivendichi con la tua solita claustrofobia da passato senza accogliere il desiderio del futuro immediato, rappresenti cospirazioni sul pensiero.


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Calogero Taverna Io, l'opposto. Per questo è bello litigare.


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Calogero Taverna Il tuo pensiero filosofico - molto raffinato e concettualmente intricato ed intricante - quale sopra richiamato cozza, ad esempio con il mio immanentismo. che così per un vezzo di comunicabilità social-popolare segno col termine materialismo: il conoscibile è tutto qui nella nostra immanenza. Al fondo del mio pensare insomma vi è Kant, vi è la demolizione che questo titanico pensatore tedesco fece della tomistica, del pensar cattolico quindi. Dall'immanente non si arriva al trascendente. Aggiungi poi Hegel cui si deve la grande intuizione che è l'IDEA a creare il mondo conoscibile. Immanentismo anche qui. Mi rendo conto che mi rendo qui molto superficiale, ma non sono un filosofo né tampoco un pedagogo. E' solo per essere cortese con te e cercare di seguirti sul tuo terreno. Peraltro, dai primi grandissimi filosofi greci, a Cristo, ai titanici pensatori tedeschi sino alla meditazione sulla incomunicabilità di Camus o di Sartre il pensiero umano "collettivo" ne ha fatto di passi e di passi da gigante.


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Calogero Taverna Eppure mi pare che oggi vi sia il superamento di ogni filosofia, di ogni astrattezza pensante. Dalla ricerca - impossibile - della verità, corriamo verso la realtà, il "reale" nella sua integrità, totalità: nella sua mirabile immanenza o meglio "materialità”. Un "reale" quale splendore del "bello". Già le nuove generazioni nascono e ingiovaniscono con un corpo bello attraente, "sensuale”. Oggi Bello e Sessuale sono le due grandi motrici del vivere civile. Si è belli e soprattutto belle. Oggi si è “belli"  e si ama il bello. L'etica si sobbarca al “piacere", innanzitutto "erotico". Fisico e spirito atti ad armonizzarsi ed esplodere in momenti topici del piacere. Il piacere sessuale non è più una dannazione divina ma "scopo" lo scopo del piacere, persino orgiastico. Certa sublimazione orgiastica dell'antica Grecia, dell'antica Roma sta tornando vittoriosa, imperativa. Anche la Chiesa sta ritirandosi dietro una cortina almeno di tolleranza. Il "peccato" è morto.


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Calogero Taverna Scrissi da dilettante presuntuoso (La Donna Del Mossad) che ormai residuano i soli grandi pensatori Marx e Freud. Il tradizionale "dacci il pane quotidiano" e il volgare - scusate ora  un eloquio non molto beneducato - "dacci oggi il nostro coito quotidiano" sono divenuti le due facce di una stessa medaglia. Vogliamo vivere opulentemente, vogliamo vivere per un erotismo totale. In pillole appunto: Marx e Freud. Il resto è antico, desueto, "morto". Aristotele è morto, Platone è morto (solo Plotino lo si vuol adattare ai nostri tempi, ma pare patetico tentativo di filosofi con grosso problema di castrazione), Cristo è morto, Agostino è morto,  Lutero è morto, Tommaso è morto. ed anche Kant, Hegel,  Ficthe sono morti. Nasce il bello, il culto del bello e la vita, appunto, è bella. Anche i mistici scadono in vezzi riproduttivi fotograficamente di bei sederi ignudi femminei, un invito al peccato di "nefando".

giovedì 4 aprile 2013

Il Castelluccio non è SVEVO

  1. In relazione alle mie polemiche sul Castelluccio di cui sotto, mi impomgo e pongo una domanda: Chi ha ragione?
    Materia per un bel conveg no tra esperti. In gioco c'è l'attendibilità dei nostri richiami turistici per un turismo COLTO. Si spendono, si sprecano soldi per mostre di estranei ed efibici scultorelli dell'alabastrino e non vi sono soldi per il lancio turistico e quindi economico del Paese?... Vengo da Lecce: ho ammirato soffitti a botte in pietra locale. Il Castelluccio ne aveva. Il Castello del centro ne poteva avere. Le razzie di padre Cipolla prima e le indolenze della Soprintendenza dopo se non han fatto tabula rasa poco ci manca. Occorre rifarli quei soffitti a botte. I nostri due castelli sono testimonianze pregevoli dell'architettura medievale. A parte le cervellotiche datazioni, possono e debbono essere oggetto di rivalutazione di quella che è ormai il grande recupero della archeologia medievale. Per la scienza dunque e non per l'interesse di questo o di quello. Il nuovo trionfante movimento delle 5 stelle a Racalmuto spero si faccia carico di un inquietante problema come questo:




Saluto al nuovo Governatore


Pregiatissimo Signor Governatore, dottore Ignazio VISCO,

 

 

Dopo trentun’anni di pensionamento dalla Banca d’Italia, ricevo per la prima volta un gentilissimo biglietto augurale. Me lo invia il novello Governatore dottore Ignazio Visco. Segno anche questo di una mutata visione dirigenziale al vertice della Banca d’Italia. Non sono certo così ingenuo da pensare che si tratti di un atto di personale attestato magari per le mie recenti battaglie di stampa a favore di una rinnovellata e rinnovellabile Banca centrale. Sono sicuro che ormai il mio nome è finito tra gli anonimi e anodini tabulati dei tanti, troppi pensionati di vecchia data. Certo, interruppi il mio rapporto di lavoro subordinato con la Banca d’Italia nel 1982 dopo atteggiamenti a me ostili ed anche ingrati. Non posso avercela, però, con l’Istituzione cui sono indefettibilmente legato, ma con certi uomini di apicale supremezia, sì. Nutrivo un dissidio che portò anche a qualche indispettita decisione non apprezzata all’esterno: non credo che la Banca d’Italia, intemerata nella sostanza quanto a correttezza fiscale, si potesse indurre ad un non esemplare condono tributario se, come superispettore del Secit di Reviglio, non avessi sollevato una grossa questione di elusione tributaria. Portavo con me una competenza di prim’ordine acquisita all’interno del mio Istituto di appartenenza. Tanto da essere segnato dal dottor Sarcinelli come uno dei soli tre validi – a suo avviso – ispettori di Vigilanza.

Era momento cupo nei rivolgimento direttoriale della Banca Centrale ed uomini non proprio eccelsi erano subentrati per i vuoti determinati anche da indebite ingerenze politiche, e, se si vuole, anche da acredini  magistratuali.

Ma veda, signor Governatore, io avevo dato lustro e decoro alla Banca d’Italia: cito mie ispezioni rimaste esemplari: Banca Fabbrocini, Banca Privata Finanziaria,  Cassa di Risparmio di Rimini (perché no?), e soprattutto Cassa di Risparmi di Livorno (e qui certo non fui tenero neppure con colui che poi divenne quello che divenne). Allora, perché il signor Cerciello mi aggirò sino a farmi credere che se andavo al Secit era per conto della BI e quale riconoscimento dei meriti acquisiti sul campo, se una sera prima il dottor Ciancaglini stabiliva che andavo per mia personale scelta e quindi era sin troppo generoso l’istituto se mi accordava soltanto una integrazione del più basso stipendio del mio nuovo Ente ministeriale che si avvaleva della mia professionalità?

Mi dirà – e lo ripeto anch’io – che son faccende personali e tutto sommato insignificanti Ma ripeto queste mie rimostranze solo per affermare che il mio attaccamento all’Istituto ove sono entrato quasi cinquantadue anni fa, non è mai venuto meno. E troppo ho sofferto nel notare devianze che sono solo di singoli uomini e  troppo mi fa male vedere soggetti che sono venuti su dalla Banca d’Italia accordare interviste che sanno di delazione, di allusivi coinvolgimenti e per la mia Vigilanza ispettiva di misconoscimento irriguardoso.

Di sicuro, tanti prima cresciuti e prosperati in BI , ne hanno approfittato per consulenze, entrature, remuneratissimi   collegamenti. Vi è stata una deriva che ha prodotto un non simpatico effetto alone. Mi auguro che Ella appia arginare. Ne ha tutti i tratti di rigore congiunto anche a signorilità.

Le ho inviato una missiva – che stampa e Articolo 21 hanno pubblicato – in ordine alla non saggia chiusura della Filiale di Rieti. Non ha ritenuto di darmi neppure un cenno di ricezione. Ne ha tutto il diritto e non sarò certo io a contestarglielo. Ma guardi che le ragioni che adduco sono valide e scottanti. Vi è stata una gestione del personale che va corretta. Non vedo perché soggetti quali chi scrive, non debbano essere ascoltati: hanno esperienza, integrità, intelligenza, insospettabilità. Tutte doti acquisite in quella vera grande scuola che è una militanza nella carriera direttiva della Banca d’Italia, e che per giunta  trattasi di dirigenti hanno avuto suggello di superiore livello in tanti anni di attività ispettiva della Vigilanza bancaria. E ciò in una fase di grande crescita culturale, giuridica e tecnica, in cui mi vanto di aver dato un originale apporto persino tuttora ricordato ed apprezzato.

Non me ne voglia, signor Governatore per questo mio dire. Faccia dare, per cortesia, uno sguardo a quanto scrivo in ARTICOLO21, nel mio blog CONTRA OMNIA RACALMUTO: si accorgerà che certo mio livore è contro la profanazione del tempio in cui mi sono formato. E noterà  che la mia stima nei Suoi confronti è massima, anche per certe affinità culturali.

Per le prossime feste Le giungano i miei fervidi auguri. Ma anche l’auspicio che Le consentano di dare il meglio di sé che è sconfinato ed incomparabile.

Calogero Taverna. 

mercoledì 3 aprile 2013

Ritornello


Carissimo Alfredo

Ricevo il libro a cura di don Gallo con le tue collaborazioni epistolari e poetiche. Ti rispondo così come viene, di getto, anche se batto sulla tastiera del computer.

Un po’ mi rassomigli nel metter le mani avanti, specie per ciò che riguarda le tue poesie. Ma hai ben presente il tuo valore, diversamente non pubblicheresti un bel nulla. Con me non si può barare molto: per mezzo secolo ho sbarcato il lunario ISPEZIONANDO. Ho quindi deformazioni professionali che mettono talora in gran dispitto persino mia moglie. Ma se dopo 41 anni siamo ancora felicemente sposati vuol dire che il mio è difetto perdonabile.

La tua valenza scrittoria è ormai assodata. Quella poetica resta ancora nel chiuso della platea femminile che ti venera. Se tu avessi potuto seguire i miei lazzi bloggistici (il mio blog si intitola CONTRA OMNIA RACALMUTO) avresti saputo che io se non si tratta di Garcia Lorca non accetto poeti: bella presunzione la mia, no? Sono fatto così e a ottant’anni non ho alcuna voglia di cambiare.

Dicevamo che mi sento ispettore intus et in cute. La nostra intesa nasce circa un paio di anni fa, se non vado errato con questo scambio di lettere:

Inizio modulo

 

Val la pena fare un comitato per chiedere la grazia?
 

Di Calogero Taverna (da Roma)

La lettera
Caro signor Alfredo,
non credo che lei mi conosca ed oltre al fatto che siamo nati entrambi nello stesso paese del sale e dello zolfo non so molto di lei.
Vivo da quasi sessant\'anno fuori di Racalmuto e tanto fuori per professioni, anche indagatrici, che nulla hanno a che vedere col mio paese. Almeno direttamente. Ma Racalmuto atavica ed attuale credo che ormai pochi misteri mi celi per una trentennale ricerca delle verità storiche, scevre di passionalità, ripicche e tartufonerie, quali impietosamente si rivelano consultando archivi,anche quelli segreti dell\'occhioluta polizia indagatrice e referente.
Qualche mese fa scrissi in un commento a qualche querula supponenza paesana di REGALPETRA LIBERA che preti e fustigatori e delatori moraleggianti un pensiero al Cristo morente, che con voce flebile, concede il paradiso al buon ladrone (hodie mecum eris in paradiso) avrebbero dovuto prestare. Per un rimorso, per mancare ancora ad un dovera di cristiano amore per il prossimo, anche per il peccatore rinsavito. Un\'iniziativa per chiedere al signor Presidente Napolitano già ospite racalmutese di concderle la grazia. A dire il vero non facevo il suo nome: per accortezza nei confronti di qualche membro della mia famiglia, ho hatto ricerso ad un\'astuzia letteraria occultatrice. Speravo in una eco fattiva. Nulla. Mi sorge il dubbio che neppure lei sia poi non tanto entusiasta di questa non richiesta attenzione. Se è così, lungi da me la voglia di fare pelosi esibizionismi di amore cristiano (perché assolutamente privo di fedi trascendentali). Seguo Pasolini che fa ironizzare su quel\"lassù\" dovendosi agire per un quaggiù, come dire un paradiso qui ora e subito. Come primo approccio, credo di avere detto troppo. Le dò la mia e-mail: non le mancano certo parole e saggezza per farmi capire quello che dovrei capire e per farmi capire quello che non ho capito. Non per esibizionismi letterari. A quasi ottant\'anni quali velleità pubblicistiche mi posso concedere? Ma forse la voce di un vecchio a Racalmuto può dare qualche frutto buono.
Ho molto affetto per lei, come per ogni mio compaesano non fortunato. Mi rompono quelli che ad ogni piè sospinto dicono che amano il loro paese. Io mi sforzo di amare l\'umanità del mio paese, insomma i racalmutesi tutti. Se la vita non è stata ingrata con me, in un ambiente tanto difficile come Racalmuto la vita spesso è crudele e \"matrigna\".
Buona fortuna (almeno per il futuro) da parte mia, con molta sincerità
Affettuosità
Calogero Taverna
calogerotaverna@live.it
La risposta
Caro signor Calogero,
non ero a conoscenza del suo commento sul sito di “Regalpetra Libera”, dell'intenzione di chiedere la mia grazia al Presidente. Come non essere entusiasta di questa attenzione nei miei confronti. Lo sono! Più di quanto Lei possa immaginare. È vero, non ci conosciamo. Lei manca dal paese da più di sessant'anni, io da ventuno. Ma proprio questa impossibilità di reciproca conoscenza ha reso la sua iniziativa nei miei confronti degna di quella umanità cristiana fine a se stessa; senza scopi di velleità pubblicistiche. Purtroppo non credo che Lei troverà riscontro positivo su quello che propone alla nostra gente. Sì, sono un peccatore rinsavito, ma per la gente resto pur sempre un peccatore. Ci possono essere commenti e critiche positive su ciò che sono oggi, perfino congratulazioni sull'uomo che sono diventato (ne ho ricevute...), ma tutto sommato non costa nulla esprimere un giudizio positivo nei miei confronti. Ma ciò che Lei propone va oltre, chiama la gente a prendere posizione, li responsabilizza a un'iniziativa facilmente preda da quella parte della stampa che vede dovunque del marcio e del falso anche dove l'acqua non può essere più pura. Provi a immaginarsi il titolo: “Il paese di Sciascia reclama un suo mafioso...”. Titoli e commenti di questo genere sporcherebbero un gesto così puro, così cristiano, così pieno di perdono per un compaesano ormai da troppo tempo nelle patrie galere.
Ciononostante se Lei è ancora interessato a provare a trarre fuori dal nostro difficile paese quella parte di senso umano e cristiano disposta a seguirla in questa sua iniziativa, io non potrei che esserne felice.
Commosso per la sua attenzione nei miei confronti, Le mando i miei più sinceri saluti.
Con affetto,
Alfredo Sole
Alfredo Sole
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Vedi le lettere]
 
 

 

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Il personaggio di cui incidentalmente parlo nel mio libro Racalmuto nei Millenni, era figura astratta, metafora. Quello che ho creduto di individuare nei primi nostri contatti epistolari, un fantasma da meglio contornare. Mano mano è venuto fuori un personaggio in cerca d’autore. Il personaggio saresti tu, l’autore dovrei essere io. Teatralità pirandelliana a parte, ecco due “marionette che passione” di Rosso di San Secondo. Tu credi che io sia quello che di sicuro non sono; io credo che tu sia quello in cui tu difficilmente ti riconosceresti. Pensa un po’, se davvero sono il tuo autore, scriverei o farei mettere in scena che il mio personaggio nasce con un DNA che si è forgiato in almeno mezzo millennio con l’imperativo categorico che nessuna mosca deve poter passeggiare impunemente sul suo naso. Che inopinatamente, già tenero padre di una splendida creatura, già marito innamorato di una soave ragazza, già non ancora maggiorenne almeno sotto la vecchia legislazione, già prorompente di irrefrenabile vitalità, pieno di gioia di vivere, si trova forse che sì forse che no immerso in una diabolica tregenda. Gli si dice che avrebbe ucciso chi lo amava più di un figlio. Deve crederci, non lo ricorda, ma il suo clan questo impone, e bisogna ciecamente ubbidire e convincersi anche che davvero l’assassino è lui. Poteva anche essere in momenti di allucinazione  psichedelica, poteva avere fumato ciò che il borghese perbene fuma  quando può farlo nella discrezione altamente protettiva del suo rango. Ma quello, buttato in strada a pochi anni, no. Fuma quando capita se capita appena può. Poi è responsabile? Ma poi ha memoria?

Il mio personaggio è innocente, il crimine equiparabile al parricidio, è solo nel suo inconscio, non l’ha mai commesso, ma lui non sa, sa quello che è doveroso credere. L’assunzione di colpa glie l’hanno imposta e lui succubo, ossequiente, accetta la verità aliena. E poi può anche espiare quella colpa, commetterne altre e ben più gravi e queste sono colpe coscienti, rispettose della legge che contrasta la legge quella stampata su fogli con sigilli di stato. Deve far ritorsione contro le ritorsioni alle prime malefatte che gli si sono accreditate. Ed infine, sta un una auto di morte, della morte che altri dissemina, altri che lui deve accompagnare, far loro di copertura, consentirne la fuga incolume.

Ma questo non dicono le verità processuali e quelle verità dispongono anche di confessioni reiterate nelle supreme aule della giustizia umana. Già, le verità processali? Magari quelle di un Ingroia che ha tanta sicurezza di sé da volerci persino sottoporci al suo dominio presidenziale, anche nell’altro potere: da quello giudiziario a quello governativo.

Torno sula terra. Mi parli dell’avvocatessa. Se tu ti fidi vai avanti. Ebbi a scriverti che io non stimo i legulei. Mi ricordi che devo telefonarle. Mi ricordo che ti avevo detto che non ne avevo voglia. Ma se tu vuoi rimandami il numero e mi precipiterò. Poverina, non la conoso e quindi non giudico. Ma non apprezzo qualcuno dimentico che scatta a far visita appena c’è solfa di pubblicità, perché un ex democristiano poi pdeino ed ora aspirante montiano, insufflato da un certo Tanu e canonizzato da un decrepito facitore di gialli stano montando un intervento parlamentare che non avrà luogo per chiusura della legislatura. Ecco perché non mi piace!.

Se ti vuoi avvalere di un altro legale di maggior fiducia e ti dovessero occorrere contributi finanziari, sappi che sono qui pronto a venirti incontro. Basta un cenno.

Mi aggancio quindi alla parte finale della lettera di accompagno al libro. Ti dico, esulto per le attese positive che sentenze di cassazione ti stanno suggerendo. Temo che il coinvolgimento diretto possa farti prendere degli abbagli. Affidati qui ai professionisti, agli avvocati insomma, a chi terzo ma competente può agire in serenità e senza passionali sbandamenti.

Mi hai ben capito e quindi non mi dilungo.

Ti abbraccio paternamente Calogero Taverna

Il confiteor di un Banchiere ... L' ego te absolvo di un eretico ispettore dal tenace concetto


Dal CONFITEOR all’EGO TE ABSOLVO

di Calogero Taverna

 

Il grande banchiere Geronzi (o meglio mefistofelico "cambista” diabolico regista di fusioni, fusioni per incorporazione, incorporazioni fondenti, acquisizione di attività e passività nette, dismisssioni et similia ma pessimo ragioniere e soprattutto ignaro di pandette codici e leggi sovranazionali) ci confessa a pag. 143-144 che sì per risanare la BNA la Banca di Roma vende Interbanca "e lascia il ricavato alla controllata", che il bischero che compra è il defunto Pontello (quello che viene dalla Banca Privata Finanziaria) "padre-padrone -- molto rispettato non solo nelle Tre Venezie"  (chi ha da tremare, tremi). Pontello non si ferma: compra anche la BNA "per 1350 miliardi di lire". Il banchiere realizza "una plusvalenza di mille miliardi. In meno di quattro anni”. Il povero mortale, quello che voi dite che non riesce a sbarcare il lunario, si fa il segno della croce (ammesso che abbia voglia di leggere queste cose di altissima finanza: ma quel Pontello lì i soldi li stampava? Ma quel banchiere come faceva a fare tutti quei marchingeni che manco Tanu Bamminu ci riusciva con le carte?

 La Banca di Roma chiude in utile per 909 miliardi di lire. Certo si dirà con tutto quel ben di Dio! E no! Oltre 840 miliardi di lire discendono da una provvida legge modificativa di un principio contabile per cui le imposte di oggi si possono imputare domani. Il banchiere si stizzisce: “non dica effetto positivo: la legge consente il differimento, gli amministratori la devono applicare”. Non mi pare che possano chiudersi in attivo bilanci ope legis. Il rischio è sempre dell’imprenditore che può rinviare alle calende greche oneri abnormi solo se il quadro generale dell’impresa lo permette. Ma bazzecole. Sì c’è Basilea, BI ed altre superfetazioni del capitalismo odierno che vorrebbero addirittura – almeno per le banche – bilanci “prudenziali”. Ma ciò si sa è come non commettere atti impuri da parte di impuberi sani e forti e normali. Roba da preti insomma.  Qui a Roma, una perdita – secondo rigidi revisori pagati come società di certificazione dei bilanci – sono costretti a dire che applicando questa legge qui, quella legge là si ovatta una perdita certa di “circa 1400 miliardi di lire” (cfr. pag. 144) con una ammiccante e distribuibile risultanza positiva di “909 miliardi di lire” atta ad esempio a frantumarmi il valore delle mie (solo dieci) azioni della Mediterranea.

 Perché siffatto bailamme? Chiaro: per consentire lo SBARCO IN SICILIA  (vedi pagg. 144-145 146 e 147 e risparmiami ad ottant’anni il pedante ed ozioso compito di far sintesi giornalistiche).

Sono sornione: lo ammetto. Ma qui ho voglia di chiedere spiegazioni all’illustre facoltà di economia dell’Università del tempo perso di Racalmuto. Perché mai quel putiferio? C’entra Racalmuto? Non ci fu a Racalmuto una INTERFINANZA ove allocchi depositarono centinaia di milioni di loro risparmi,  sia per avere assurde ricompense reddituali ma sia anche per infiltrare propri virgulti di non eccelsa levatura almeno scolastica. Già, dopo finita la crisi della Baia dei Porci; pacificatisi America e Russia magari per il provvido intervento di Papa Giovanni (che grande papa quello ed io di sinistra l’adoro più di Bersani con buona pace dei moderni censori tutto sommato nati   Grotte); squagliatasi l’iniziativa edilizia “amaricana”del pingue Joe racalmutese in quel di Lampedusa; racalmutesi (e non solo) corsero davvero il rischio di perdere soldi e i loro figli i posti che credevano bancari ma tali non erano. Sovvenne il Banco di Sicilia, La Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele  e “salvarono” i depositanti (ma qualcuno dopo dovette pagare: Geronzi, appunto). Sovvenne Di Prima Canicattinese ed altri persino di Castrofiippo e con tanti soldi (in tasca a loro) cedettero banche e banchette al MPS e BPL di Fiorani che quei “derelitti” tutti assorbirono. Ed alla fine pagammo tutti noi, anche quelli che non c’entravamo. Politicanti avveduti a Racalmuto che seppero bene pilotare ‘ste faccende ce ne furono. Io non li cito per non farmi querelare. Ma di grazia oggi non mi facciano la morale (politica). Mi arrabbio davvero.

martedì 2 aprile 2013

Scrivere sul Kamasutra credendo che quella cosa sia orizzontale ...

Vigilia di Pasuqa, Pasqua, pasquetta. Mi trovo a Lecce. Miro mirabilia barocche, ho qualche disgusto per un momdo al femminile, troppo basso in giù, con barilotti per arti imi. Piccola Firenze del Sud la leccense città, ragazze poco in fiore. Il Sud non è femminilmente attraente. Ai vecchi piace il parlare fiorito, ma anche il guatare ebbro di memorie peccaminose sepolte.
La politica latitata. Quando torno a Roma se ne parla. Napolitano ha steccato in malo modo; Ferrara dice che è stato uno schiaffo a Bersani. Forse ha ragione. A mio avviso è stato solo un momento di insana satiriasi senile. Non ha molto tempo per stare al Colle, diversamente avrei invitato il mio amico Totò Petrotto ad invitare quei giovinastri che lui molto autorevolmente ha contribuito per dar loro un posto a Palazzo Madama o a Montecitorio, per un impeachiment. Siamo sicuramente praeter constitutionem ma per me contra constitutionem. Avesse poi chiamato colloboratori affidabili. No! solo compagni di antica data. Comunciamo con Violante. Ecco il presidente della camera che ha requisito palazzi circostanti con una serie di maneggi finanziari, magari con un suocero un tempo importante! Chi come me ha bazzicato Bankitalia, Secit ed anche alta direzione bancaria non si fa turlupinare. Prima o poi riesce a catechizzare uni di questi assatanati di giusgizia pregressa e gli fa scrivere cone fece con Garavini inconsuete interpellanze da brividi. Domandate a Tremonti e allo stesso Berlusconi. Forse loro non sanno chi c'era dietro Garavini. Certo, Tommaso Fulfaro, oggi il satrapo di ARTICOLO 21! Ma dietro entrambi? A Garavavini non si può più chiedere.
Onida, corte costituzionale, stravolgimenti di leggi basilari. Con la modifica del titolo V della costituzione è stato straziato il concetto di interesse nazionale. Certo quella fu colpa di Bassanini. Ma dopo, su quella via, hanno stravolto la legge bancaria e sembra che nessuno se ne sia accorto. Per il vecchio art.1,  tutto il mondo bancario e parabancario doveva avere presente che agivano "per funzioni di interesse pubblico" non per obiettivi di "sana e prudente gestione", insomma per servire al bene comune non per locupletare al massimo (ed oggi manco qiello sanno fare). Queste cose a questa commisione ultra costituzionale chi gliele dice? Onida? perché questo nostalgico presidente della repubblica non ci metteva ad esempio il costituzionalista LUCIANI, perché non lo conosce o perché pur conoscendolo e dovendolo pure ammirare sa bene che non  è gradito ai poteri forti?
Una siffatta commissione ha bisogno di sapientissimi in materia di diritto amministraivo. Pitruzzella di Palermo? Orsù via. Questo o quello per me pari sono? Cuffaro va bene? Alfano e C.?, la calata a Roma delle scuole siciliane di Birritteri da Giorgenti e di Pitrzzella da Palermo. Vogliono nomi tosti gravitanti sulla Sicilia non ingroiana? il terribile prof. Riccardo Virgilio, che contra omnia continua ad essere a capo ddel CGA o un avvocato amministrativista che non mette nel suo studio una spaurita nipotina per mancanza di figli, parlo dell'avvocato RUBINO.
Presidente, i suoi consiglieri la disorientano e per l'inziativa sua, credo per una ripicca senile contro Bersani, secondo Ferrara, la cosa è disdicevole.
L'altra commisione non la conosco, sono disinformato sui nomi Mi dicono che il novello VICEDIRETTORE GENERALE della Banca d'Italia è fra gli eletti. Ma signor Presidente, lei fu bravo a far giubilare la Tarantola e ad aprire il vasco al mio quasi compagno Visco (nulla a che fare con l'altro Visco). Ma non sa che novelli vice direttori, capi della vigilanza etc della BI sono degli implumi innocenti candidi bambinelli che sanno solo cose scolastiche. Per il resto, è notte fonda. Scrivono tutto sul Kamasutra, ma credono che quella cosa sia orizzontale per la semplice ragione che non l'hanno mai vista. E per di più non accettano consigli da chi quella cosa l'ha vista l'ha stravista e forse ci si è divertito sopra come si comviene ad ogni buon cavaliere. Quanto al Direttore generale pare che addirittira Lei lo voglia fare PRIMO MINISTRO. Se avverrà, mi divertirò a snocciolare i,l poema sui DERIVATI. Mi farò così spiegare che c'entra la Bnaca d'Italia con il (per ora mancato) crack MPS.

lunedì 1 aprile 2013

Resipiscenza ministeriale

Carissimo Salvatore Petrotto
come sai io ti vorrei di nuovo sindaco. Mi pare che a Racalmuto già stradomini l'agone elettorale. Appoggi chi credo stellarmente lontano da te per cultura, sensibilità politica, impegno sociale,
Ad un simile mio sogno osta uno di quei beceri impedimenti, poggianti su risibilissime accuse, indegne di un paese civile.
A disporre un siffatto iniquo e forsennato veto è chi, nell'area di un transeunte governo tecnocratico, dovrebbe pur pensare alle divagazioni liquidatorie quadramilionare della propria prole.
Credo, comunque, che oggi puoi vantare ascendenze su certi nuovi eletti parlamentari. Costoro, possono avere le migliori intenzioni di questo mondo, ma senza adeguati supporti tecnici e professionali, finiranno con lo stentare almeno nei primi tempi.
Tramite tuo io mi offro per taluni suggerimenti altamente professionali, qui a Roma. Credo che non faccia fatica a credere che non chiedo nulla in cambio. Come persona sto oltremodo a posto e dovrei godermi, come tentato di impormi da un insolente caudatario di un certo fiero, la mia pensione: correggo le mie pensioni. In una cosa concordo con costui: lui la pensione non l'avrà mai, grillini o non grillini al governo: la nuova Italia post-finanziaria, comunitaria, di beneficenza pesionistica non ne potrà più fare: Cu à avutu à avutu, cu à datu à datu. Il pane quotidiano ognuno (di loro) se lo dovrà scuttari juornu pi jornu. Grillo, d'improvviso, multimilionario di suo, non penso che pensi minimamente di sovvertire il feroce capitalismo moderno: lui al massimo pensa (o dice) di moralizzarlo.
Inizierei con te, con il tuo emblamatico caso. Spingere, costringere il ministro degli Interni ad un atto di resipiscenza, un atto di autotutela: revocare l'iniquo scioglimento del comune di Racalmuto. Restituire subito l'amministrazione al popolo, ai racalmutesi, farli votare. A chi? a chi vogliono e se vogliono come vorrebbero il loro amato ed odiato sindaco Petrotto, che sia possibile a costui mettersi in lizza, senza ministeriali ostacoli inibenti, antidemocratici oltre che iniqui, oltre che ingiustificati e ingiustificabili. L'unico addebito che forse ti potrebbero formulare è avere qualche volta fumato uno spinello. Colpa? Incriminino quasi tutta l'Italia dei cittadini al di sotto dei cinquant'anni